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"Il Palio (o della libertà)" è in vendita in tutte le librerie di Siena e nelle più importanti librerie di Firenze al prezzo di € 12,oo.

Presentazione

 

 

 

“Et neuna cosa, quanto sia minima, può avere cominciamento o fine senza queste tre cose, cioè:  senza potere, et senza sapere et senza con amore volere”.

(da un antico statuto corporativo della Repubblica di Siena)
                                                           

 

        Caro lettore,

se leggerai questo breve saggio, può darsi che vi scoprirai qualche approssimazione o lacuna. Ma era inevitabile, perché questo lavoro è stato fatto col cuore, non col cervello. Non so se ciò sia giusto, o se lo sia sempre (mettere il cuore sopra il cervello!). Sono però convinto che col cervello, per esempio, si vince il Palio, anzi è meglio dire che senza cervello il Palio si perde. Ma è col cuore che si salva la civiltà della Contrada e senza cuore quella civiltà si perde. Dopodichè, persa la Contrada, cosa me ne fo, cervello o no, di vincere il Palio? E comunque, anche se lo volessi non potrei cambiare: appartengo ad una generazione, quella dei Senesi nati nelle lastre, che “ab antiquo” ha sempre messo il cuore sopra il cervello, e quindi la Contrada sopra il Palio. Oggi, purtroppo, quei Senesi che sono nati e nascono nelle periferie e nei comuni contermini mettono il Palio sopra la Contrada. Proprio come mettono la squadra sopra la gloriosa Robur: così la Robur s’è persa ed è finita in mano allo straniero, e la squadra pure, ma il tifoso è contento lo stesso. Io no.

        Sembra che a Siena nessuno si renda conto su che pericolosa china si stia scivolando. Fino ad ora è stato il Palio (il cervello) a vivere perché vivevano le Contrade (il cuore), e fino a quando questo rapporto resisterà, Siena sarà salva. Ma se il rapporto si rovescia, ossia se – e si notano già le prime avvisaglie – saranno le Contrade a sopravvivere perché c’è il Palio, allora non solo le Contrade saranno perse, ma anche Siena.

        Perché questa è una Città costruita col cuore, non col cervello. Il cervello non sarebbe bastato a salvarla allora e non basterà a salvarla in futuro. Dice Leonardo Benevolo (più o meno) che

la forza e la vitalità di una città dipendono soprattutto dall’essere città di mare o di pianura, per cui nessuna città “di montagna” in Europa, da quando la civiltà urbana ha ricominciato a fiorire dopo l’anno Mille, ha potuto competere con le città marinare o planizie. Con un’unica eccezione in tutta Europa: Siena che fino al XV secolo seppe tenere orgogliosamente testa a città come Firenze, Venezia, Milano o Parigi.

        Non c’è cervello che tenga: imprese del genere si possono fare solo col cuore, ma ci vuole un cuore generoso, grande così. Per cui, a scanso di equivoci, il Benevolo aggiunge letteralmente che

Siena è il risultato della sfida paradossale di un gruppo umano ad un ambiente che ne esce addirittura reinventato.

        Sfida paradossale, una cosa da matti dunque, cosa del cuore non del cervello. E’ così che i nostri Padri andavano famosi per la loro pazzia, il loro cuore, in tutta Europa.

        E così anch’io continuo a ragionare col cuore, non col cervello. Sono pazzo anch’io? Forse. Ma me ne vanto. E solo quando qualcuno mi dimostrerà che esiste qualche altra cosa fatta col cervello che stia alla pari di Siena, con tutto quello che essa rappresenta in fatto di passato e di attualità, non me ne vanterò più. Ma ancora nessuno è riuscito a dimostrarmelo. Ed ora che c’è sempre meno cuore in giro e sempre più cervello, sempre più furbizia e scaltrezza intorno ai suoi allettanti e indifesi tesori, vedo declinare la Città, la vedo, stuprata ed umiliata, piegarsi su se stessa, appiattirsi, normalizzarsi, conformarsi …lei che era sempre stata dall’altra parte ….

        Ma io rimarrò qui ad ascoltare più il cuore del cervello – come ho fatto scrivendo le note che seguono – e ad aspettare che quelli che hanno ancora cuore, se ci sono, bussino alla mia porta o che mi chiamino a bussare alla loro.


                                                 A.