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20.03.06:La mafia a Siena?

La criminalità organizzata alligna là dove il potere è fortemente gerarchizzato
La mafia è già a Siena?
La preoccupante metamorfosi morale e di costume che ha interessato la Città negli ultimi anni

La mafia non è un corpo estraneo, una mera attività criminale distinta dal resto della società come si vorrebbe far credere: essa è “effetto”, non “causa” della cultura ambientale.
Chi ha letto “La società feudale” di Marc Bloch, massimo storico del secolo scorso e padre della storiografia contemporanea, e ha qualche conoscenza delle cose di mafia, non può non stupirsi della totale specularità esistente tra i due fenomeni, nonostante il lungo lasso di tempo che li separa. Invece non c’è da meravigliarsi: la mafia è figlia del feudalesimo (la nobiltà feudale nacque esattamente come nasce in tempi moderni la mafia, con gli stessi soprusi, angherie e crimini) e oggi alligna ovunque nel mondo ci siano culture e mentalità feudali. In letteratura nessuno meglio del Tomasi Lampedusa ne “Il Gattopardo” ha spiegato il momento della consegna del testimone dalla mafia dei nobili feudatari siciliani a quella agraria e borghese.
La mafia è inscindibile da ogni società organizzata verticalmente o, meglio, una società è tanto più mafiosa quanto più è strutturata in maniera gerarchica, ossia quanto più i suoi membri sono distribuiti lungo una scala sociale dove ognuno ha l'obbligo del giuramento di sottomissione e fedeltà a chi sta sopra e il diritto all’arbitrio (ma anche l'obbligo della protezione) su chi sta sotto: è l’esatta struttura del feudalesimo. Dunque la mafia non è responsabile della gerarchizzazione criminale di una società, come troppo spesso in Italia si sente dire, ma è vero esattamente l’opposto: la mafia come effetto, l’ambiente come causa. Questo è il motivo per cui il fenomeno della criminalità organizzata è meno presente nel Settentrione e molto più presente nel nostro Meridione, che per sua sfortuna non conobbe la civiltà comunale, la grande distruttrice del sistema feudale.
In sintesi: quanto più uno è convinto, ancorché in perfetta buona fede, che la società ideale sia quella fortemente gerarchizzata (in soldoni: strisciare davanti al potente e opprimere chi sta sotto), tanto più egli, anche se non è materialmente un mafioso, è un portatore sano (e magari inconsapevole) di quel germe. Se poi sono in tanti a condividere quella ideologia, allora c’è il rischio della “pandemia” mafiosa.

IL PCI-PDS-DS HA
“MERIDIONALIZZATO”
 SIENA

So quello che dico. Ero appena ventenne nel 1960, quando emigrai nel Meridione, in Puglia, dove rimasi per quasi venti anni. La Puglia allora non era mafiosa in senso stretto, pur tuttavia la cultura dominante e accettata era quella della società fortemente organizzata verticalmente. La mafia, al seguito di un processo che allora si tenne a Lecce contro il capomafia siciliano Liggio (difeso dall’avv. Leone, poi presidente della Repubblica ... ma che Paese è questo?) capì subito che quello era un terreno fertile: ci mise dieci anni per fare fuori la piccola criminalità locale. Ci furono morti a decine. Ora in Puglia domina la sacra corona unita.
Perché dico questo? Perché a partire da una trentina d’anni fa la mentalità a Siena ha cominciato a cambiare: la società si è verticalizzata, insomma si è “meridionalizzata” (colpa del senesissimo Pci-Pds-Ds, non dei meridionali). Per mille anni Siena è stata la città più meridionale del Settentrione: a sud dello Stato senese cominciava il Meridione feudale e comincia ancora. Ma ora Siena è franata dall’altra parte: oggi è la più settentrionale delle città meridionali. Si sta velocemente imparando a strisciare davanti al potente e per salire lungo la scala gerarchica del potere e del danaro non si hanno riguardi per quelli che si schiacciano. Gli amici non si scelgono più sul piano dei sentimenti, ma su quello delle opportunità e perfino si sta attenti a con chi ci si accompagna sulla pubblica via. Imprenditori piccoli e grandi, professionisti e intellettuali di ogni specie e rango sono costretti a schierarsi pubblicamente col potere per non essere messi fuori dal mercato (la Confindustria senza pudore alcuno accorre a spedire dall’ufficio stampa del sindaco la smentita a Cicchitto di Forza Italia che in televisione aveva accusato il potere senese di selezionare con partigiana cura gli affidamenti concessi dal Monte dei Paschi agli imprenditori locali).

PICCINI-MUSSARI: UN
CASO ESEMPLARE

Neanche tanto tempo fa, se i figli di rettori o baroni universitari avessero vinto i concorsi o quelli di amministratori del Monte fossero stati assunti in banca, sarebbe esploso uno scandalo. Oggi forse c’è anche un circospetto e sommesso mormorio, magari d’invidia, ma invece della ripulsa c’è soprattutto l’aumento del “rispetto” verso quei potenti. Anche il semplice cittadino, che pure dovrebbe sentirsi relativamente al sicuro, oggi teme che il posto o la carriera del figlio o il rilascio di una concessione o licenza possano essere messi in discussione dal semplice manifestare sentimenti di indipendenza. E anche lui si piega. Insomma per salire i gradini di quella scala o evitare di essere retrocessi a quelli inferiori si striscia, come mai era successo prima, davanti al potente e si calpestano senza pietà i più deboli anche se sono amici, anche se verso di loro si hanno motivi di riconoscenza (assolutamente esemplare è il caso della già inseparabile coppia di amici Piccini-Mussari: il secondo, nonostante sia stato beneficiato della più prestigiosa poltrona della Toscana grazie al fatto di essere stato politicamente “allevato” dal Piccini tanto da esserne considerato il delfino, non ha avuto scrupoli a salire sul carro del vincitore e a schiacciare il suo “benefattore” appena l’ha visto in ginocchio).
Così sta lentamente imponendosi a dominio della Città, ossia di tutti quanti, una nuova aristocrazia feudale e dinastica basata, come quella medievale, sul potere e la ricchezza pubblici. Vuol dire che stiamo lentamente scivolando verso i tempi bui di quel feudalesimo medievale contro cui Siena combatté per secoli vittoriosamente (solo per questo abbiamo avuto il privilegio di vivere fino a pochi decenni fa in una civilissima città). Quella che gli studiosi hanno chiamato “civiltà senese”, dopo mille anni si sta estinguendo senza che nessuno la rimpianga (e questo è il sintomo più terribile). Ora Siena è nella condizione ideale per essere conquistata dalla mafia.
Il ministro degli interni Pisano qualche mese fa nella sua relazione al Parlamento ha detto che la nostra provincia è quella più interessata dal fenomeno dell'espansione mafiosa (si dice che comprino di tutto dall’azienda agraria all’albergo, dall’appalto pubblico al negozio di fruttivendolo). Nessuno ha reagito, nessuno si è mobilitato, nessuna sensazionale retata di mafiosi è stata fatta.
Quando tra qualche anno i Senesi si accorgeranno che fare un intervento come questo sulla stampa potrebbe costare anche la vita, sarà ormai troppo tardi.

Mauro Aurigi