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15 Marzo 2006

Caro Mauro,
                    non puoi immaginare l’emozione e il piacere che ho provato nel leggere il tuo “IL PALIO (o della libertà)”. Mi sono
affrettato a ordinarne un paio di copie alla Libreria Senese e mi son
permesso d'inviare, a due Mailing List e ad altri amici, la recensione
de "Il Cittadino" con alcune parole d'accompagnamento.
Mi congratulo, mi compiaccio e ti auguro tanta tanta fortuna.
BRAVO!!!

Romano Redini, Lido di Camaiore

 

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21 Aprile 2006

Caro Mauro,
                               ho letto il tuo libro sul Palio.
Ci sei dentro proprio tutto: leggendolo, anzi gustandomelo come un vino da meditazione, ti ho rivisto tale e quale come ti ho conosciuto: profondo nei ragionamenti, logico, pasionario, idealista e dotato di un invidiabile humor.
Il tempo ti ha maturato, lo studio e la ricerca socio-storico-politica ti ha arricchito, ma la "vis" critica è sempre la solita, graffiante e impietosa, che mette all'angolo e non dà scampo all'avversario.
Complimenti per la proprietà di linguaggio, la capacità di sintesi e il modo scorrevole di come scrivi.
Arrivati in fondo ad ogni capitolo si può dire tutto, fuorchè di non aver capìto il messaggio.
Le tue sono sacrosante verità storiche, che inducono a riflessioni e conclusioni velate di tristezza, e pongono almeno due quesiti al lettore: come riuscire ad indurre un popolo di 50 milioni di indivivualisti ad accordarsi su regole che un tempo si davano Comunità di 5mila (Contrada) e poi 50mila (Città) persone? Come esportare la "senesità" da Piazza del Campo in sù fino ad Aosta e Tarvisio e in giù fino a  Lecce e Palermo in una Nazione che votando si divide a metà tra due concezioni di vita agli antipodi? Non ti pare utopia? 
Comunque, arrivando alla fine, ci si consola pensando che "sarebbe bello se....".

Alberto Venturini, Pisa.

 

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23 aprile 2006

Carissimo Mauro,
                                       ho appena letto il tuo libro sul Palio e ci ho trovato la tua anima inquieta e gli stessi sentimenti che ci uniscono da anni.
Non so se riusciremo mai a realizzare almeno un parte di ciò che condividiamo, ma l'importante è che le cose comincino e sia tenuta viva la fiamma che ha animato la loro nascita.
Sono molto contento che le nostre differenze di carattere, di provenienza e di cultura si siano ritrovate nelle ragioni che esprimi brillantemente nel libro.
Spero che avremo occasione di vederci per continuare a lottare insieme. Auguri per la tua vita,

Paolo Bonacchi, Pistoia

 

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1 Maggio 2006

Caro Aurigi,
                   sono un suo lettore, ho appena concluso la lettura del suo libro sul Palio e la ringrazio.
Vivo in Lombardia, precisamente in Brianza, ma mia sorella ha sposato un senese e mia nipote e´ cresciuta (e sta crescendo) in San Marco; ho cosi´ l´opportunita´ di vivere la contrada della Chiocciola dall´interno e, attraverso lo sguardo di questa meravigliosa monade - contrada, la citta´ di Siena.
Le scrivo perche´ il suo libro mi e´ piaciuto molto, ma intendo concentrarmi su un aspetto che appartiene alle basi, ai fondamenti su cui si regge il suo testo: la distinzione destra / sinistra.
Io vivo in una zona d´Italia che e´ storicamente "bianca" cioe´  profondamente cattolica e insieme anti-fascista e anti-comunista. Non mi ha per nulla "offeso" il costante suo riferimento polemico alla cultura cattolica perche´ mai ha scritto con astio e volgarita´ (che oggi sono all´ordine del giorno). Volevo solo dirle che ritengo l´esperienza straordinaria della Repubblica senese e delle Contrade l´incontro riuscito del triangolo proveniente dal basso e del triangolo proveniente dall´alto che cosi´ splendidamente si incarna nella stella di David.
Destra e sinistra non ci sono piu´, o meglio, ci sono ancora ma ridotte allo spettacolo aberrante che abbiamo davanti agli occhi a Siena cosi´ come in Brianza; forse e´ il caso di non usare piu´ questi termini.
La ringrazio e con Lei ringrazio la sua citta´ meravigliosa che mi ospita spesso con la sua bellezza medievale.
Sono protettore del Chiocciolone e l´ultimo saluto va a San Marco
Grazie

Raimondo Maggioni, Brianza

 

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3 Maggio 2006

Caro Aurigi,
                   mi spiace disturbarla ancora con qualche mia riflessione ma il suo libro e´ pieno di spunti. Mi riferisco alla sua idea di eliminare la tv dal Palio che mi trova completamente d´accordo. Il Palio e Siena meritano invisibilita´ piuttosto che visibilita´, innanzitutto; ma soprattutto la sua idea mi ha riportato alla mente alcune sensazioni vissute da me in questi anni di Palio. Quando vengo a Siena per il Palio mi immergo nella contrada della Chiocciola per diversi giorni (con rispetto perche´ non sono senese: non ho amici in San Marco e vivo il Palio in solitudine e un po´ da fuori, anche per mia indole) e quando, il giorno del Palio, vado in piazza e incrocio davvero i turisti (durante le prove ce ne sono di meno) mi rendo conto che il mondo "reale" e´ la contrada e il mondo esterno, che dovrebbe essere il mondo "normale", fuori dal "delirio" paliesco, e´ davvero "messo male" e mi mostra tutta la sua irrealta´ (quasi televisiva).
Insomma, a Siena,  in Chiocciola come ha scritto Gianni Brera, io chiedo e trovo una contrada, delle radici.
Infine: la rivalita´ e´ meravigliosa e quasi piu´ profonda di un´amicizia. Questo le dico in modo molto abbreviato; e´ una sensazione nitida, tra le tante che mi dona la sua Siena.
Saluti.

Raimondo Maggioni, Brianza

 

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6 Maggio 2006

Mauro,
           da questa mattina ho il tuo libro. COMPLIMENTI.
Ci ho ritrovato l'Aurigi che conosco. In particolare concordo con il tuo commento sulla Toscana medicea. In sintesi: una TRAGEDIA e una clamorosa presa per il culo storica. Anche Arezzo ha subito dei danni che nemmeno i nazisti hanno fatto nella seconda guerra mondiale. Ti basti pensare che in epoca medievale, appena fuori della città, su un colle detto il Pionta, sorgeva la prima (dico prima) cattedrale toscana (terminata nel 1030 circa), con struttura similare a quella di San Vitale a Ravenna. Sulla stessa collina c'era una chiesa antichissima del V secolo e un cittadella fortificata (il palazzo vescovile). La cattedrale è stata rappresentata da Giotto a Assisi nell'affresco della cacciata dei diavoli da Arezzo. C'erano affreschi di Cimabue, Giotto, e quant'altri. Non ne è rimasta TRACCIA. Per non parlare poi dei danni alla città. Dove ora c'è la fortezza medicea, prima c'erano 7 chiese (mica una, 7). Dove ci sono le Logge Vasari (uno dei più grandi leccaculo del tempo), c'erano il palazzo del Popolo e quello del Comune.
Che ci sarà da ricordare dei Medici ancora non l'ho capito.
Potrebbe essere interessante scriverci qualcosa insieme. Te la butto lì.
Un abbraccio

Andrea Moneti, Arezzo

 

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23 Maggio 2006

Egregio signore,
                                    mi chiamo Alessandro Aurigi, mio padre era un senese e si chiamava Sergio. Ho acquistato il suo libro sul Palio e mi sono emozionato quindi mi sono permesso di contattarla. Da quando mio padre e' mancato mi sono riavvicinato a Siena e sto cercando di comprendere meglio le mie origini documentandomi sul palio e la storia della città.
Ho scoperto che tutta la mia famiglia era segnata nella Contrada ed anche io a mia insaputa (mio padre non me lo aveva mai detto). La prego di non arrabbiarsi perche’ la contrada in questione e’ la Torre.
Mi farebbe tanto piacere incontrarla, io lavoro a Firenze e sono un responsabile del Caffé Gilli in Piazza della Repubblica.
In attesa di sue notizie le porgo i miei saluti e i miei complimenti.

Alessandro Aurigi, Firenze

 

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19 Giugno 2006

Tutto finì, o forse cominciò "...la notte tra il 27 e il 28 luglio 1552, quando un gruppo di fuorusciti senesi, antispagnoli e antimedicei (il partito della libertà, da cui il nome di libertini ai suoi aderenti), grazie ad alcuni cittadini che dall'interno avevano aggredito la guardia a Porta Tufi, riuscì a entrare in Città facendo scattare la scintilla che, partendo dalla Contrada della Tartuca, accese gli animi di tutto il popolo, da tempo esasperato per la lunga e oltraggiosa presenza armata di Spagnoli e Fiorentini...".
            Mauro Aurigi ci trasporta con una prosa immaginifica alle origini della nostra identità spirituale e civile. Ci racconta ciò che i successivi padroni della Toscana, i Medici, i Lorena, i Savoia, i nazionalisti, i fascisti, i comunisti, la repubblica partitocratica e la repubblica postpartitocratica, ci hanno tenuto nascosto per oltre mezzo millennio: gran parte dei borghi e delle città della Toscana sono state fra le repubbliche più libere che la storia umana ricordi. Gran parte dei nostri problemi contemporanei ci derivano dal non esserlo più.
            Quando la Toscana declinante, imbruttita, impigrita e conformista dei giorni nostri, ha un sussulto di nostalgia della bellezza d'un tempo, o della ricchezza e dello splendore del passato, spesso non sa, non capisce, o non riesce ad ammettere la verità, quella brutale, che fa male: non avremo mai più ricchezza e bellezza, finché non torneremo liberi come eravamo.
            Il mondo intero guarda alla Toscana d'oggi con invidia, ma non più con rispetto. L'intellettuale anglo-becero, il pensionato svizzero-tedesco, il viaggiatore giapponese, che pure ci amano e fanno della nostra terra la loro patria elettiva, sanno che non siamo più quelli di un tempo. Non siamo più i Senesi pronti a morire per la libertà. Non siamo più guelfi fiorentini che si ribellavano a imperatori e papi. Non siamo più nemmeno quei fascisti che si ribellavano a Mussolini, o quei comunisti che si ribellavano a Togliatti (non a Berlinguer, perché lui era meno cinico e più serio degli altri), quando c'erano da difendere la terra, i beni, i valori veri della contrada e della città, la vera patria, dove s'ha del bene.
Non seguirei Mauro Aurigi fino alle estreme conseguenze della sua teorizzazione del socialismo di quartiere, né mi convince del tutto la poesia del "piallamento", ma come hanno dimostrato, una volta di più, le ultime elezioni amministrative senesi, il "Palio del Sessantennio", come lo abbiamo chiamato sul sito del Portavoce dell'opposizione civica e liberale nel Parlamento toscano, http://www.alessandroantichi.com , i Toscani, tutti quelli che vogliono tornare liberi come un tempo, prima delle loro differenze devono riscoprire ciò che più profondamente li unisce: l'ancestrale, naturale e razionale matrice anarco-libertaria, sopravvissuta attraverso vie misteriose e insperate, sia nel socialismo che nel radicalismo, sia nel liberalismo che nel popolarismo, persino nel nazionalismo e nel corporativismo, praticamente in tutte le culture politiche della Toscana contemporanea.
Coloro che hanno ripristinato la propria circolazione sanguigna e ritrovato il contatto con le proprie radici anarco-libertarie, siano essi nella sinistra ribelle, nei movimenti civici, nella Casa delle libertà, devono continuare a dialogare e, molto più spesso di quanto non ci si possa aspettare, trovarsi fianco a fianco, finché la Toscana non sarà liberata dall'egemonia del partito-stato e dall'esangue aristocrazia rossa del PCI-PDS-DS. Finché i ballotaggi e l'alternanza non saranno diventati la regola, a Siena, non solo a Sansepolcro. Finché il popolo sia ritornato sovrano e ogni contrada, quartiere, frazione, borgo della Toscana non si sarà riconquistato l'autogoverno, la libertà e il potere di eleggere i propri magistrati, parroco compreso.

Mauro Vaiani, Prato

 

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24 Luglio 2006

Ho visto il palio un pò di giorni fa, l'ho visto con occhi diversi dopo averti letto. Grazie ancora.
Un abbraccio.

Franco Dell’Alba, Alessandria

 

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24 Ottobre 2006

Caro sig. Aurigi,
                           raccolgo con entusiasmo l’invito e busso alla Sua porta, piegandomi, obtorto collo, a questo strumento informatico, poco adatto ad un uomo di cuore quale ritengo senz’altro di essere.
Le Sue riflessioni poetiche hanno scatenato in me un turbinio di emozioni intensissime, tanto che sto letteralmente centellinando le pagine, pregustandomi già quelle sulla “senesità”, argomento che mi affascina oltremodo.
Mi creda, amo da sempre Siena in maniera folle ed il sentimento si è ancor più accresciuto dopo che vi è nata mia figlia.
Questo è per me un periodo di profonda meditazione in quanto avrei deciso, forzando, lo riconosco, la volontà di mia moglie, di far crescere Eleonora e gli altri figlioli che spero di avere, a Siena, dove da poco ho comprato casa, ovviamente nella mia Contrada.
Le Sue preoccupazioni, che peraltro condivido, sul degrado culturale (nell’ovvia accezione) dei Senesi mi hanno turbato parecchio, anche perché ho vissuto sulla mia pelle una situazione analoga nella natia Lipari, laddove nel breve spazio di un ventennio i miei isolani hanno sacrificato sull’ara del dio denaro la propria millenaria identità.
Inutile dirLe che conto di conoscerLa personalmente, avendo qualcosa da raccontare e tanto da ascoltare su quella che, nonostante tutto, è e resta “la più bella delle città”. Almeno per gli uomini di cuore.

Salvatore Granata, Milano

 

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30 Ottobre 2006

Volevo esprimere la mia gratitudine per ciò che hai scritto nel tuo bellissimo libro, che ho visto e ho acquistato la settimana scorsa e ho letto in due ore... mi ha fatto commuovere come forse nessun libro finora... lo sto passando a tutta la mia famiglia e lo consiglierò a chi dei miei amici reputo in grado di recepirlo.  Mi  ha aperto una visione di Siena che avevo dentro ma non riuscivo ad esternare, grazie, grazie, grazie!

Elisabetta Cincotti, Siena

 

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13 Luglio 2007

Caro Mauro,
                              volevo ringraziarla per il suo libro "Il Palio". Sarò molto sintetico nel mio giudizio: è molto bello!! Avrei voluto inviarle qualche critica, suggerimento, miglioramento da apportare ma non lo farò. Un po' perchè mi manca lo spessore culturale per poterlo fare; un po' perchè è tale l'entusiasmo, l'affetto, l' amore che ho per Siena, e che ho ritrovato nel suo libro perfettamente descritti, che non lo merita.
Io ho vissuto per sette anni a Siena ed ho ritrovato in quei cittadini ed in quella città ciò che da noi (io provengo dalla provincia di Salerno) è stato cancellato, inviso, dimenticato: il senso di appartenenza, l'orgoglio delle proprie tradizioni, della propria storia, l'essere comunità unita e solidale.
Ho imparato a conoscere (anche se in modo credo approssimato) il Palio e le contrade. Ancora oggi, dopo aver lasciato Siena ormai da 10 anni, quella festa mi da tante emozioni da passare per matto agli occhi dei più che continuano a vedere nel Palio folklore, tradizione o poco più.  
Lasciando Siena, ho lasciato aperti una serie di interrogativi: perchè questa città è così unica? perchè questa festa mi coinvolge così? Perchè proprio Siena? Ebbene in questo libro io trovo delle risposte: libertas, iustitia, humana civitas, aequalitas (vado a memoria.. avrò scritto giusto?). Valori così presenti nel "popolo" da rendere quella società unica.
Grazie Mauro. Ad maiora.

Antonio Marotta, Salerno

 

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