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21.5.06: Scelta ideologica per il Monte dei paschi. Dopo tante batoste, il colpo di grazia?

SCELTA IDEOLOGICA PER IL MONTE DEI PASCHI
Dopo tante batoste, il colpo di grazia?

 

Tangentopoli e Manipulite, sconvolgendo il quadro politico nazionale (distruzione di due antiche forze politiche come la Dc e il Psi), hanno indirettamente consentito agli ambiziosi quadri del Pci-Pds-Ds locale di entrare, dopo la privatizzazione del Monte dei Paschi, a vele spiegate alla Rocca Salimbeni assumendone l’intero, incontrastato controllo. Da allora, e per la prima volta nella sua storia, hanno cominciato a piovere sulla Banca giudizi perplessi se non addirittura preoccupati da parte degli osservatori nazionali e internazionali: sui bilanci; sulle discutibili acquisizioni fatte (decisamente disastrosa quella della Banca 121 che oltretutto ha aperto le porte del Monte agli amici che D’Alema ha sempre vantato di avere nella banca pugliese) o su quelle mancate (come la Bnl); sull’abbinamento della Fondazione, azionista di maggioranza, con soci privati della levatura di un Caltagirone e soprattutto di uno Gnutti nei guai con la giustizia; sull’accordo con l’Unipol di Consorte e Sacchetti, ambedue ora indagati; sulla ricerca di banche decotte addirittura in Romania; sulla vendita di gioielli di famiglia (segnale terribile) come la Cassa di Prato e la forte partecipazione nel San Paolo di Torino e nella Fiat; sulle alchimie di bilancio come il prelievo da riserve (ossia dagli utili del passato) o le cartolarizzazioni dei mutui (ossia il prelievo dagli utili del futuro) per far quadrare bilanci non esaltanti.
E poi infine arriva la tegola ideologica, annunciata papale papale dal sindaco uscente Cenni: l’accordo strategico con la cooperazione rossa, Unicoop e Unipol, perché sia chiaro a tutti che il Monte è ormai un inerme strumento in mano al maggior partito della sinistra.
Capisco l’interesse del movimento cooperativo e quello dei Ds romani che, come ogni gruppo dirigente politico che si rispetti, sono sempre alla ricerca di vacche da mungere, ma non capisco Cenni. Mi domando a cosa gli siano serviti tutti quegli anni passati al Monte, se non riesce a capire che una banca vive soprattutto d’immagine (la fiducia dei propri clienti), mentre il matrimonio con una parte politica l’avvicina, sì, ad una ristrettissima cerchia di imprenditori e risparmiatori, ma gli aliena le simpatie e la fiducia della gran massa delle imprese e del risparmio nazionali e internazionali. Lo capirebbe anche un bambino che il mondo degli affari non può che mostrare insofferenza verso una banca che faccia scelte strategiche di tipo ideologico (peggio che mai se riferibili alla sinistra) invece che quelle della sana, indipendente, equidistante presenza nel mercato dell’economia e delle finanza.
Questa potrebbe essere la mazzata finale per il glorioso Istituto. Un motivo di più perché  i Senesi alle prossime elezioni emettano una sentenza senza appello verso un sistema di potere che non sa rendersi conto di giocare con cose più grandi di lui e di mettere a repentaglio il futuro di Siena e dei nostri figli. Ecco perché anch’io ho scelto Libera Siena che sulla senesità del Monte gioca la sua carta più importante.

Mauro Aurigi
(candidato al Consiglio Comunale per Libera Siena)