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28.1.2006 Lettera aperta ai miei ex compagni col complesso del complotto

L’Associazione per la difesa del Monte ve l’aveva detto, anzi vi aveva supplicato per due o tre anni prima del 1995 affinché non privatizzaste il Monte dei Paschi, cosa fattibilissima visto che la privatizzazione delle banche pubbliche non era obbligatoria e visto che la sinistra era al governo ovunque: al comune, alla provincia, alla regione e a Roma. Ma voi duri: per tener fede ad una decrepita tradizione avete preferito sposare il “pensiero unico” del vostro padrone romano, ovviamente non volendovi castrare eventuali carriere politiche future. Vi dicevamo: “Il destino naturale delle azioni di una Spa è quello di finire sul mercato: non potrete opporvi, e chi ce l’avrà più lungo prevarrà sempre: esponete la Città e i Senesi al rischio di avere per la prima volta nella loro storia un ‘padrone’, un ‘principe’, perché chi controlla il Monte controlla Siena, anzi l’intera regione”.
Insomma siete voi e nessun altro che avete esposto la Banca e l’intero territorio senese al rischio di scalate. Con quale faccia tosta, con quale improntitudine ora lanciate il grido d’allarme “la destra vuole dare la scalata  al Monte e a Siena”? E’ solo per colpa vostra se ora chiunque abbia i soldi o la forza per farlo può legittimamente scalare il Monte. Come avete fatto voi dopo la privatizzazione, cari ex compagni, perché anche la vostra è stata una scalata in piena regola. E quindi o siete irrimediabilmente ottusi da non capirlo o siete in malafede.
E poi le scalate di destra al Monte le avete sempre favorite voi. Quella dei dalemiani De Bustis, Semeraro, Gorgoni e compagnia, quelli della Banca 121 per intenderci,  messi al vertice del Monte con un’operazione da voi decisa e in cui il Monte si vocifera abbia rimesso cifre da capogiro, fu una scalata di destra (perché di destra era ed è quella gente, cari ex compagni!), tra l’altro una scalata a costo zero, e lo sapete bene, anzi profumatamente pagata visto che quei signori hanno avuto azioni del Monte che valevano 2600 miliardi contro azioni della 121 che non valevano niente. Poi c’è stata la scalata di squali della finanza come Caltagirone e Gnutti (ancora gente di destra, cari ex compagni), o Consorte e Sacchetti (non vorrete mica dirmi che chi fa gli affari come li hanno fatti questi due, sia di sinistra vero?), quasi tutti nei guai con la giustizia. E tutti questi signori, che non potevano e non possono scalare la banca perché per statuto individualmente non possono detenere più del 4% delle azioni, siete stati voi a spingerli su per la scala scegliendoli come soci privilegiati per le strategie della Banca e dando loro addirittura (e gratuitamente!) il 50% del consiglio di amministrazione, ossia 8 membri contro i 2-3 che loro spettavano, limitando nel contempo la presenza della Fondazione, ossia della Città, ossia dei Senesi, ossia dei vostri elettori, a soli 8 membri contro i 13-14 che spettavano. Come fate ora a lamentarvi perché la destra vuole scalare il Monte? E’ ottusità o malafede?
E poi questo fatto che le scalate di sinistra al Monte (o alla Bnl) siano lecite e virtuose e quelle degli altri no, ossia che a voi sia consentito ciò che vorreste proibire agli altri, non solo è una visione bolscevica della politica, ma addirittura religiosa o, meglio, fondamentalista. Il vostro è un fondamentalismo esattamente uguale a quello che sta avvelenando la convivenza dell’umanità.
Forse riuscirete a farla franca sul piano della cronaca, ma dalla storia non potrete salvarvi. Un giorno sarà chiaro che siete costati a questa comunità quanto le peggiori calamità del suo passato. Se non bastasse la perdita della Banca, dello Spedale, dell’Università e perfino dell’Acquedotto, ci sarà sempre lo strazio della città nuova che avete costruito intorno a Siena per farvi condannare dalla storia. Perché di tutto ciò, ossia della retrocessione a anonimo paesone di provincia di questa che è sempre stata una piccola capitale, portate da soli l’intera responsabilità.

Mauro Aurigi