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25.9.2005

Intervista su “Quelli di Montaperti”

Clara d’Acunto

 

Allora Aurigi, cominciamo “ab ovo”: come sono nati “Quelli di Montaperti”?
Per puro caso, in un ristorante una sera di una quindicina d’anni fa. Dopo decenni d’assenza da Siena mi sono imbattuto in due senesissimi amici che non vedevo da una vita, il professore Enzo Tiezzi e il dottore Fabio Rugani. Dopo quasi tre ore di tristi considerazioni sullo stato della Città, decidemmo di incontrarci di nuovo cercando di allargare ad altri la discussione. La cosa, di cena in cena, crebbe da sola spontaneamente.
Quanto è cresciuta?
Tanto, devo dire, anche se gli altri due, diciamo, fondatori si sono persi per strada, ma non ho idea di quanti siamo. La nostra confraternita è la cosa più aperta e libera che si possa immaginare, senza statuto, libro dei soci, quote di iscrizione o capi: entra e esce chi vuole, dovunque sia nato o viva. Unico requisito richiesto è che si abbia una passione profonda e disinteressata per la Città, le sue antiche istituzioni, le sue tradizioni, la sua ansia millenaria di libertà, la sua grande civiltà insomma.
Perché quel bizzarro nome “Quelli di Montaperti” che sembrerebbe più adatto a una congrega di goliardi?
Forse perché lo siamo. Scherzo: tra di noi ci sono serissimi professori. E’ che la stampa cominciò a chiamarci “quelli della Casetta” perché lì ci riunivamo a cena. Ci sembrò più carino chiamarci “Quelli di Montaperti”, visto che la battaglia era stata combattuta proprio lì. Tutto qui.
Svelate finalmente le origini della Confraternita, veniamo ora ai contenuti, agli obiettivi. Che cosa volete?
Noi siamo esclusivamente interessati alla Città, alla sua storia, cultura, arte, economia e politica. Le nostre riunioni sono aperte a tutti. Non abbiamo nulla da nascondere. A differenza dei partiti non abbiamo trame segrete da tessere per la conquista del potere, visto che politicamente abbiamo un solo obiettivo: riportare i Cittadini, come nell'Antica Repubblica, al governo di Siena, cacciandone la casta sacerdotale della politica professionale, amorale e intellettualmente corrotta per definizione e che dipende, tutta, dai poteri forti fiorentini e romani. Hanno ridotto la nostra indipendenza a uno straccio: stanno trasformando questo Popolo in plebe, i Cittadini in sudditi. Questa, che è sempre stata una piccola orgogliosa capitale, sta per trasformasi in un paesone provinciale assoggettato, tramite i vassalli locali, alla capitale regionale e a quella nazionale.
Non avete un programma di contenuti, oltre che di princìpi?
I princìpi vengono prima. Oggi non c’è più un solo partito che parli di democrazia da realizzare, come in passato. L’hanno tutti, come dire?, superata: la democrazia non importa più. Come nel Terzo Mondo si parla solo di affari. Eppure basta un'occhiata alla storia ed all'attualità per capire che una comunità è tanto più avanzata e civile quanto più il suo popolo ha potere verso i politici di mestiere, ossia quanto più la democrazia è realizzata. E’ questo e non altro che divide l’Occidente dal resto del mondo e, nello stesso Occidente, i paesi protestanti da quelli cattolici e ortodossi o il nostro Settentrione dal Meridione. Ai fini del progresso economico e sociale i programmi e i contenuti sono inutili se prima non si ristabiliscono livelli decenti di democrazia. E poi ripristinata la democrazia e restituita la sovranità alla società civile sarà questa a stabilire le cose da fare: i politici dovranno solo eseguire, come in Svizzera o in Svezia. Non esiste altra strada per risolvere i gravi problemi della Città , anche quello della perduta sicurezza e serenità delle nostre strade.
Insomma negate il ruolo di quella che si chiama “classe dirigente”?
Il Rousseau del “Non abbiamo bisogno di buoni politici, ma di buoni cittadini” o il Kennedy del “Non chiedetevi cosa il governo possa fare per voi, ma cosa voi potete fare per la nazione”, o il B. Brecht del “Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”, intendevano tutti la stessa cosa.  Anche noi. Vogliamo i governanti controllati dai governati e non viceversa come succede a Siena. Sono i buoni cittadini che fanno i buoni governi. Chiunque pensi, come fanno i partiti attuali anche a Siena, che sono i buoni governi a fare i buoni cittadini si pone sulla scia di Mussolini e del suo fascismo.
Ma alla fine dei conti, vi presenterete o no alle elezioni dell’anno prossimo?
Sicuramente parteciperemo alla campagna elettorale, nel senso che interverremo nel dibattito come sempre facciamo. Sta a Quelli di Montaperti decidere se anche presentare una nostra lista, non a me.
Ma lei non è il boss?
No, come le ho detto non abbiamo nessuna struttura burocratica o politica. Io sono solo il grafomane del gruppo. Pensi che nel 1999 la mia proposta di presentarsi alle elezioni del 2001 fu bocciata, mentre tre mesi prima di quelle elezioni fui io a votare contro la proposta di prendervi parte perché ormai troppo tardi: bene, fui messo in minoranza e costretto a presentarmi come candidato a sindaco. Come boss non c’è male.
Come andò?
Quasi 1000 voti, ossia quasi il 3%. Sembrò una bruciante sconfitta, ma c’erano ben cinque candidati a sindaco e ben 14 liste e avevamo meno di 5000 euro da spendere: forse fu addirittura un successo.
Nel caso che vi presentiate correrete da soli?
L’unica cosa certa è che non correremo con alcun partito. Per il resto la decisione non spetta a me. Devo però dire che sulla scia della nostra esperienza sono nati diversi movimenti come il nostro, ossia tutti fortemente antagonisti dei partiti. Mi sembrerebbe logico, che noi ci presentiamo o no, che uniscano le loro forze.
E ciò mette in ballo la “questione” Piccini. Un suo commento?
Nessun commento. Non è il Piccini il problema, ma l’attuale classe dirigente da una parte e l’attuale opposizione dall’altra: la prima solo intenta a dividersi il potere e i soldi che i Senesi hanno accumulato nel tempo ma che purtroppo hanno lasciato incustoditi, la seconda, salvo trascurabili eccezioni, solo intenta a protestare perché non viene mai il suo turno di sedersi a tavola, salvo poi accontentarsi degli avanzi che cascano dal banchetto.
Ma Piccini non potrebbe rappresentare un’alternativa credibile?
Aspetto di capire se e come intende restituire la sovranità al Popolo, cosa che non è emersa dalla sua recente e lunga intervista. E’ questo, ripeto, l’unico grande problema della nostra Città che sta precipitando a capofitto nel meridione. Spero che non si limiti a dire che farà più e meglio degli attuali amministratori, tutti allievi suoi ancorché infedeli. Ciò che questi hanno già fatto mi sembra basti e avanzi. Comunque staremo a vedere.