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30.7.2005

Fondazione: il tormentone delle poltrone fini a se stesse

Caro direttore, per quanti sforzi faccia, per quanto tempo sia passato da quando una quarantina d’anni fa (ora ne ho 65) presi coscienza del fatto, mai sono riuscito ad abituarmi al cinismo dei politici, alla loro aridità morale, alla loro mediocrità culturale e soprattutto al loro robusto appetito, ai loro capaci stomaci sempre coperti da una spessa coltre di pelo.
Sabato 30 luglio il “Cittadino” ha dedicato mezza pagina alla lamentosa protesta dei socialisti dello Sdi che, per bocca del loro segretario regionale Pieraldo Ciucchi, minacciano di uscire dalla maggioranza per essere stati esclusi dalla Deputazione della Fondazione MPS. Se il giornalista ha riportato fedelmente il Ciucchi-pensiero, questi non ha dedicato, in mezza pagina, una sola riga ai danni che potrebbero derivare alla Fondazione e alla Banca per questa esclusione, non una sola parola ai vantaggi che invece sarebbero derivati dalla loro presenza, niente a proposito della linea politica che, nell’interesse del territorio, avrebbero sostenuto in quella Deputazione: sola, unica preoccupazione lo “schiaffo politicamente inaccettabile”  rappresentato dal fatto che nessuna di quelle poltrone ospiterà chiappe socialiste. 
Do atto al Ciucchi che questa non è una particolarità sua personale o dei socialisti in quanto partito: questa è una regola che vale per tutti. A questo è ormai ridotta la politica in Italia, non meno che in Toscana o nella nostra città: l’occupazione del potere non per l’interesse generale, per il bene comune, ma solo per l’opportunità che il potere dà di assecondare la voracità delle proprie clientele. Non sulla validità dei programmi e della proposta politica, non sulla valutazione delle cose fatte, poggia l’autorevolezza del politico, ma solo sul potere che grazie a scontri senza esclusioni di colpi, a faide di palazzo, ad accordi inconfessabili, si riesce a conquistare.
Ma c’è un’altra cosa a cui non sono riuscito ad abituarmi. Com’è possibile che un popolo sedicente civile come quello toscano in generale e quello senese in particolare, si faccia così tanto male da solo, non riesca a fare il  proprio interesse, non riesca ossia a liberarsi di una simile classe politica (ne ha tutto il potere) sostituendola con personaggi capaci di fare l’interesse del popolo stesso, invece che quello proprio personale o del gruppo di appartenenza? Possibile che si sia caduti così in basso?

Mauro Aurigi