Prima pagina

Elezioni comunali

Notizie fresche

Chi è?

Blog

Articoli pubblicati su "il Cittadino di Siena"

Saggi e pubblicazioni

Interventi sulla stampa senese

Relazioni e conferenze

Articoli su "Federalismo e libertà"

Articoli su altra stampa

Inediti

Scrivimi

 

12.10.2005

La svolta

Il sindaco Cenni sulla stampa di alcuni giorni ha dichiarato, tra l’altro, che i recenti ripetuti episodi di violenza sessuale in pieno centro sono “un fatto insolito” e che “può capitare”. E’ il massimo che ci si poteva aspettare da uno che, quando l’allarme della popolazione a proposito della sicurezza ha superato, com’è a tutti noto, certi livelli, invece di “chiamare in soccorso i nostri” ha avuto la bella pensata di frugare direttamente nelle tasche dei contribuenti (ossia proprio delle vittime di quella mal sicurezza) sottraendo loro un ballino di soldi per pagarsi una serie di manifesti di tipo berlusconiano, contenenti un secco imperativo: “la sicurezza c’è”. Nient’altro, nessun’altra valutazione, proprio come “Omo lava più bianco” e come se i Senesi fossero una massa di casalinghe.
Non era mai successo prima. Ho pensato che forse siamo davanti ad una svolta del sistema di potere cittadino e il pensiero mi è subito corso a Kim Il Sung e la sua Corea o al Minculpop, il famigerato ministero fascista della cultura popolare, ossia della manipolazione delle coscienze. Comunque il segnale è chiaro: questo è ormai un regime maturo come mai era stato prima. Fenomeno non poco preoccupante, perché la logica conclusione di ogni regime maturo, se non viene rovesciato prima che sia troppo tardi, è la sua progressiva evoluzione verso forme assai più degenerate, come quelle mafiose. Non c’è bisogno di guardare al terzo mondo, basta riflettere cos’è successo nelle numerose “repubbliche” ex sovietiche, forse non esclusa quella russa stessa.
E’ noto che la differenza tra i regimi dispotici politici e quelli di tipo mafioso è netta ed essenziale. I primi, anche quelli più nefasti, hanno sempre avuto alla base una  giustificazione morale o ideale: l’emancipazione delle masse sfruttate, l’uguaglianza, la liberazione dallo straniero oppure l’onore, l’amor di patria, l’orgoglio nazionale. I secondi invece non rispondono ad alcun imperativo etico che non sia quello degli “affari”, per tali intendendo la sottrazione di soldi e beni a tutti, anche ai più diseredati, nell’interesse di pochi o di uno solo. Chiunque sia eccentrico a questo sistema, anche senza averlo avversato, viene emarginato, eliminato, talvolta fisicamente.    
A Siena dobbiamo dunque guardare con apprensione al duplice e concomitante fenomeno  della progressiva scomparsa dal lessico e dalla dialettica della sedicente sinistra - per non dire della destra! - di ogni ansia e progetto ideale (la democrazia, la partecipazione, gli uguali diritti, il progresso, la civiltà insomma) contemporaneamente sostituiti dall’ansia per gli “affari”: la vendita delle azioni del Monte dei Paschi o le sue acquisizioni (in Romania, dice il sindaco!), la combine con l’Unipol e col sistema cooperativo, la vendita dell’acquedotto, gli utili della Fondazione, gli investimenti dell’Ospedale e dell’Università e quello faraonico del nuovo stadio, oppure la privatizzazione del patrimonio delle Pie disposizioni (e forse presto anche di quello, ancorché assai meno vistoso, dell’Associazione Tutela Ciechi) ecc., tutti comportanti un indotto estremamente ghiotto e lucroso per gli imprenditori e investitori privati.
Siamo davvero a una svolta?

Mauro Aurigi