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16.4.2006: Ma Lapisti sa cos'è la destra e cosa la sinistra?

Come le invettive medievali contro l'eresia
MA LAPISTI SA COS’E’ LA DESTRA E COSA LA SINISTRA?
(o dobbiamo legargli un sasso ad una mano come si faceva un tempo con gli analfabeti sotto la naja?)

“Piccini sempre più a destra!”, così sulla stampa di questi giorni Fabio Lapisti, capogruppo ds al Consiglio comunale. Sembra un grido di dolore e invece è un’invettiva di stampo religioso (Bush e l’impero del male).
Se Piccini è di destra figurarsi loro! Sono decenni che non dicono più una cosa di sinistra, di quelle su cui i compagni di una volta fondavano il loro indiscusso ascendente sulle masse: conquista della democrazia, emancipazione del popolo o più semplicemente lotta ai privilegi. Ormai non parlano che di scalate alle banche, di Unipol, di Hopa, di “capitani coraggiosi” (De Bustis, Gorgoni, Caltagirone, Gnutti, Consorte), di piani industriali, di consigli di amministrazione, di presidenti, di amministratori delegati, di investimenti e appalti: insomma affari, affari, affari. Come sinistra non c’è proprio male! Particolare rimarchevole: a differenza dei biechi capitalisti, loro gli affari li fanno con i soldi degli altri (i nostri). E invece della democrazia hanno creato un’oligarchia assai ristretta di notabili potentissimi, invece delle masse hanno emancipato i propri familiari e le proprie clientele, e quanto ai privilegi si sono assicurati a vita quello supremo di gestire tutto ciò che conta, dalle pubbliche istituzioni, alle banche, all’università, agli ospedali, alle ex municipalizzate, assegnandosi stipendi pari anche a 20 o 30 volte quello di un operaio.
Un po’ poco per dichiararsi di sinistra, un po’ troppo per salire in cattedra e accusare di destrismo chiunque altro.
Questi signori “di sinistra” si sono ormai dimenticati che la sinistra è tale solo se propugna il popolo - il popolo non l’oligarchia - come classe dirigente (il “populus sibi princeps”, il popolo principe si se stesso dell’epoca d’oro comunale), la volontà che sale dal basso, i governanti controllati dai governati. Ora essi stessi sono diventati esattamente quello che volevano combattere: una classe sacerdotale di despoti che tengono tutti, perfino la Confindustria, imprigionati in una rete di controlli e ricatti neanche tanto mascherati. Questa è la destra più nera, più assai di quella ufficiale che, rispetto a quella di Lapisti, ha almeno la franchezza di definirsi tale, senza infingimenti.
E se Lapisti vuole una riprova, conti quanti di destra sono approdati alle corte di Cenni e quanti di sinistra invece il Cenni l’hanno abbandonato per raggiungere Piccini e dintorni. Così capirà dov’è la destra e dov’è la sinistra. O forse non servirà a niente, perché i mistici sono impermeabili a qualsiasi logica, foss'anche quella inoppugnabile dei numeri. E Lapisti e compagni, autentici preti del potere, ricordano i predicatori medievali e le loro invettive contro l'eresia, ad uso e consumo di una plebe incolta e superstiziosa.

Mauro Aurigi