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27.7.2005

 

L’INTEGRAZIONE IMPOSSIBILE

Stimo assolutamente ipocrita, retorico e demagogico il petulante e falsamente pietistico richiamo all’integrazione degli immigrati con cui la classe politica al potere sul nostro territorio ha cercato di stordire un’opinione pubblica che in realtà è assai riluttante a dare un contributo sostanziale (terreno e denari appartenenti al popolo) per il centro islamico e la moschea di Colle Valdelsa.
Resta difficile pensare che la classe dirigente sia così ottusa e incolta da non sapere che non esiste alcun caso di integrazione fra popoli e culture diverse nella storia dell’uomo, se non a prezzo del genocidio. Negli USA, ossia nel paese più sviluppato del mondo e che ha sia in senso relativo che assoluto la massima quantità di immigrati (diciamo pure che quel popolo praticamente è formato quasi esclusivamente da immigrati), dopo due, tre ed anche quattrocento anni le componenti etniche continuano ad essere separate tra di loro. Pur con varie sfumature e nonostante i casi marginali di integrazione, ciò vale per i poveri Pellerossa superstiti (a nulla valse neanche il genocidio), come per i Wasps (white-anglosaxon-protestants), Africani, Ispanici, Cinesi, Vietnamiti, Coreani, ma anche per Italiani, Ebrei, Russi, Irlandesi o Polacchi. Nel civilissimo Canada, e sono passati ormai secoli di convivenza, i francofoni del Quebec chiedono l’indipendenza, ossia la separazione dagli anglofobi. Nella nostra Europa ci sono i casi secolari se non millenari di Irlandesi e Inglesi, Baschi e Spagnoli, Greci e Turchi di Cipro, Fiamminghi e Valloni, Cechi e Slovacchi. E poi ci sono i Ceceni, i Lettoni, i Lituani, gli Ucraini e decine di altri popoli dell’ex stato prima zarista e poi sovietico, nei confronti dei Russi. E non c’è bisogno di ricordare, tanto è vicino a noi nel tempo e nello spazio, cosa sia successo ai popoli assai simili della ex Jugoslavia. Ma ancora nel sud del nostro Paese sono cinque o sei secoli che comunità di Albanesi e Greci (quindi “ariani” e cristiani, non arabi e per giunta musulmani) sfuggite alle armate del Gran Turco, vivono ancora separate dagli Italiani conservando le loro lingue, religioni e usanze. Anche al nord, una popolazione etnicamente assai poco dissimile da quella locale (almeno al confronto con Senegalesi o Filippini), gli Altoatesini o Sud-tirolesi,  conservano orgogliosamente le loro caratteristiche etniche, rifiutando ogni tipo di assimilazione (neanche 50 anni fa mettevano bombe per rivendicare quella separatezza).
Sarebbe troppo stupido che i “compagni” ignorassero tutto ciò. Infatti lo sanno bene: gli immigrati musulmani, non meno degli altri, sono destinati a formare comunità separate per lingua, religione e costumi, dalla nostra (basta già ora andare a Torino per rendersene conto). Persino gli Italiani convertiti all’Islam si separano dalla loro comunità originaria. E allora?
Allora vuol dire che dietro il paravento umanitario, dietro la retorica e la demagogia dell’ “integrazione” ci sono i soliti lerci interessi della politica “sporca”, ossia l’acquisizione, pagata con i nostri beni e i nostri soldi senza chiedercene il permesso, del consenso elettorale per quando anche agli immigrati saranno riconosciuti i diritti politici, come da tempo già annunziato.
Personalmente sono convinto che tutti, se hanno un proprio dio o più di uno, abbiano il diritto di pregarlo nei propri templi e nella terra in cui vivono e lavorano. Così come so bene che le migrazioni di popoli, nel “villaggio globalizzato” che è diventato il nostro mondo, sono inevitabili, con tutte le conseguenze drammatiche che non è difficile prevedere. Ma che almeno ci sia risparmiata questa ipocrisia demagogica, questa presunzione, tipica di ogni regime totalitario, di essere gli unici depositari della verità, di avere sempre ragione (il duce ha sempre ragione), questa funesta convinzione che il popolo sia così scemo da non capire come le cose stiano realmente.
Solo nella chiarezza e nella trasparenza, nel rispetto della volontà popolare sta la possibilità di evitare il peggio. Perché è al peggio, come si sono accorti in Inghilterra (erano “integrati” i responsabili delle stragi), che ci dobbiamo preparare se non si toglie a questi tragici apprendisti stregoni la facoltà di decidere per conto nostro (e con i nostri soldi).

                                                                                 Mauro Aurigi