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6.1.06
DEFICIT DI DEMOCRAZIA
Unica causa del declino nazionale (e cittadino)

 

Passi per l’uomo della strada, ma io mi domando come sia possibile che in Italia gli intellettuali e i politici non siano neanche sfiorati da questa che nei paesi anglo-sassoni e nord-europei è una salda acquisizione degli studiosi del ramo, e  non da ora: quanto più l’assetto politico sociale di un paese è a struttura verticale, ossia quanto più il potere è concentrato al vertice in poche mani o in due sole (insufficiente o inesistente sovranità popolare: ossia tirannia), tanto più lo sviluppo è bloccato o addirittura declinante; mentre l’opposto vale per le società a struttura orizzontale (ossia con potere diffuso nella società civile, anziché nelle mani di oligarchie politiche, religiose, economiche o mafiose), tutte più evolute delle altre e tutte in costante crescita. Il deficit di democrazia è dunque l’unica causa dell’abisso che divide il Terzo Mondo dall’Occidente, ma anche, all’interno dell’Occidente stesso, i paesi cattolici e ortodossi da quelli protestanti. La stessa regola, che non ha eccezioni, vale per il nostro Meridione che dall’Unità (quasi 150 anni fa!) non ha fatto che arretrare rispetto al Nord. E lì non sono mancati neanche gli investimenti per lo sviluppo, un’impressionante quantità di risorse finanziarie che nell’ultimo mezzo secolo hanno più che altro fatto crescere clientelismo e criminalità.
               
Eccola dunque la causa del declino economico del Paese, altro che le infantili polemiche tra destra e sinistra che se ne rinfacciano reciprocamente la responsabilità. Questi signori, tutti (di destra e di sinistra), non hanno fatto altro negli ultimi decenni che concentrare sempre più il potere verso il vertice, ovunque: nei comuni, province e regioni, nel governo nazionale e nella sua burocrazia, nei partiti, nelle università, nella finanza ecc... E’ così che in tutti i campi il sistema premiante si è venuto basando sulla fedeltà al potente, non sul merito: cervelli e investimenti vengono  depressi e repressi o se ne vanno altrove. Dopodichè, senza capacità e senza risorse, una comunità, piccola o grande che sia, non può che avvitarsi su se stessa e declinare.

Ed è bene essere chiari: questi sono anche i motivi della inarrestabile crisi della nostra Città quanto a civismo, qualità della vita, sicurezza, servizi (l’Ospedale!), cultura (l’Ateneo di oggi!), economia (con in testa un incerto andamento della Banca, impensabile fino a neanche 10 anni fa). In sintesi una crisi di civiltà. E l’enorme quantità di denaro che defluisce dalla Fondazione non può non produrre gli stessi effetti della  tristemente famosa Cassa del Mezzogiorno nel sud del Paese: cresce il clientelismo e la criminalità, arretra la società e l’economia. Questo è il risultato dell’aver concentrato così tanto potere in così poche mani.

In questo grande buio della ragione sembra ci sia a Siena un solo barlume di luce: la neonata associazione “Libera Siena”, l’unica realtà che si è posta il problema della restituzione delle istituzioni alla società civile ossia, della restituzione al popolo della sua sovranità illegittimamente usurpata dai partiti, l’unica che veda in ciò lo strumento della ripresa sociale, economica e culturale, insomma la ripresa della civiltà. Per questo “Libera Siena”, fino a quando manterrà fede a simili propositi, avrà la mia adesione e, se vorrà, anche la mia collaborazione.

Mauro Aurigi