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26.11.2005 QUANDO UN CAVALLO MORTO NELL’IPPODROMO E’ MENO MORTO DI UNO AL PALIO

IL PUROSANGUE MUORE IN PISTA: sotto questo titolo “La Repubblica” del 3 novembre ha pubblicato in tre foto l’agonia di un cavallo sulla pista verde di un ippodromo e ha scritto: “Best Mate, il purosangue più amato del Regno Unito, considerato il miglior saltatore del paese, è morto in pista durante l’ultima corsa. E’ successo durante una gara a Exter. Best Mate, 10 anni, non gareggiava da 11 mesi. Il fantino, Paul Carberry, ha deciso di abbandonare la corsa prima della fine, ma il purosangue si è accasciato a terra e poco dopo è morto”. Sic et simpliciter: fine della storia.
Non credo che gli altri giornali, abbiano detto di più, ammesso che pure l’abbiano detto, a cominciare da “Libero” dell’antipalio al calor bianco Vittorio Feltri, grande frequentatore e appassionato di ippodromi. E i teneri animalisti italiani, questi talebani zoologici, qualcuno li ha sentiti profferir verbo o li ha visti anche solamente aggrottar le ciglia? No, certamente. Eppure nelle corse ostacoli inglesi, le più dure gare ippiche del mondo, i cavalli muoiono a decine. Perché sui cavalli morti negli ippodromi si tace? Perché muoiono per una nobile causa, per una delle più edificanti attività dell’uomo: le scommesse sui cavalli (tutti sappiamo che venute meno le scommesse il giorno dopo chiudono tutti gli ippodromi del mondo).
Immaginatevi se invece Best Mate fosse morto in quella maniera al nostro Palio, dove si corre per vincere, sì, ma dove, unico posto al mondo, chi vince non vede una lira (anzi!), dove non si muovono equivoci interessi finanziari di privati eccellenti (fantini esclusi), ma solo la passione sanguigna e i nervi del popolo, dove non è in gioco nient’altro che la virtù e l’orgoglio civici insieme a sentimenti di appartenenza che esaltano ancora il momento più alto della storia italiana, quello della civiltà comunale. Immaginatevi quale inferno si sarebbe scatenato: paginate sui giornali e strascichi per settimane di lettere al direttore, di documenti di denuncia, di accuse di oscurantismo medievale e di ingiurie di ogni tipo e infine buoni padri di famiglia con nessunissimo interesse economico personale nella questione, trascinati in tribunale. Il tutto ad opera delle scandalizzate vestali del nostro animalismo fondamentalista, quello che ci vede come l’Impero del Male, proprio come gli ayatollah guardano all’Occidente.
Scusate il paragone, ma non ci posso far niente: odio ogni forma di fondamentalismo.

Mauro Aurigi