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7.7.2005

 

Intervista a Mauro Aurigi

IL CAPITALISMO DI SINISTRA E LO SFRUTTAMENTO COLONIALE DELLA CITTA’

Fare finanza coi soldi altrui

 

                                                                                                         Clara D’Acunto

La concorrenza delle grandi catene di supermercati mettono a dura prova il lavoro dei piccoli commercianti senesi. La notizia, ancora avvolta dall’incertezza, sulla possibile apertura di un supermercato a Ponte di Romana ha riacceso il dibattito sulle condizioni degli esercizi commerciali all’interno delle mura. Mauro Aurigi, esponente di “Quelli di Montaperti”, indica tra le principali cause del disagio la gestione politica della Città.
 I giudizi espressi da “Quelli di Montaperti” sulla questione sono a dir poco categorici. Come mai tanta durezza?
“Basta guardarsi intorno. Hanno fatto chiudere centinaia di botteghe. Hanno una larga disponibilità di capitali e un’organizzazione tipica del più spietato capitalismo e le usano per soffocare i più deboli, senza alcun riguardo per i piccoli commercianti e le loro famiglie: è lo sfruttameno dell’uomo sull’uomo. I negozianti non possono opporre alcunché, se non la chiusura della propria attività. E’ il capitalismo più repellente. E’ la prova che Marx aveva proprio ragione: il regime capitalistico senza controlli ha come logica conclusione il monopolio. Ma non poteva certo immaginare che fossero proprio i suoi nipotini, vista la posizione dominante a Siena della grande distribuzione sedicente di sinistra, a dimostrare la validità delle sue teorie”.
Lei è un anticapitalista?
“Dipende. Sono contro il capitalismo quando comanda a governi e comunità. Sono per un capitalismo sottoposto, come tutti noi, alla volontà della comunità. E poi non c’è libera concorrenza quando le forze sono così squilibrate: c’è appunto l’approdo al monopolio.
La logica della grande distribuzione, però, è sempre la stessa da anni, in ogni parte del mondo e sotto ogni colore politico.
“Sì, ma se queste cose le fa un Agnelli hanno un senso, ma se le fanno i nipotini del povero Marx, ossia quelli che per un secolo hanno sbraitato contro gli orrori del capitalismo, non è la stessa cosa. Insomma non riesco a digerire cento anni di campagna anticapitalista, per poi vedere i comunisti portare a Siena una Coop e anche una Unipol che applicano tutti i principi più ripugnanti del capitalismo peggiore. E poi c’è l’economia di rapina sulla comunità messa in piedi dalla grande distribuzione. Ma secondo me c’è anche di peggio”.
Cosa intende dire?
Non solo il denaro guadagnato sulla pelle dei senesi viene portato via da Siena, ma viene anche sterilizzato, non produce più niente: viene buttato nel grande fiume della finanza speculativa, la peggiore, quella che non crea ex novo una sola azienda. Investimenti improduttivi dunque, senza la creazione di un solo posto di lavoro”.
Lo scenario politico che prospetta è paradossale.
E’ paradossale questa sinistra. Gli amministratori hanno tutti i difetti del capitalismo che una volta condannavano, ed anche qualcuno, anzi parecchi di più: il capitalista usa denari propri, loro usano i soldi degli altri, ossia quelli di tutti noi. Comunque qui non è più solo una questione di incoerenza con gli ideali professati o di tradimento dell’elettorato popolare che li sostiene, qui si tratta di un fatto antropologico che con gli schieramenti politici ha poco a che fare. Siccome devo escludere che certe cose si facciano per convenienza personale, per corruzione insomma, non rimane che accettare il fatto che a Siena siamo di fronte alla più proterva e ottusa gestione del potere che si sia mai vista”.
Come possono difendersi, allora, i piccoli commercianti senesi?
“La soluzione deve necessariamente partire dal basso. I commercianti devono coalizzarsi e chiedere aiuto ai cittadini, ai quali ovviamente spetta ogni decisione sul dove fare la spesa. Anche le associazioni di categoria possono fare davvero poco e comunque non andrebbero mai contro chi detiene, come a Siena, tutti i cordoni della borsa”.
Devo farle due domande personali. Si dice che lei sia stato comunista. E’ vero?
“Sono stato iscritto al Pci durante tutto il periodo della segretaria di Enrico Berlinguer, dal 1968, anno della condanna dell’invasione di Praga e dello strappo con l’URSS, fino alla sua morte nel 1984. Enrico, insieme a De Gasperi, è stato l’uomo migliore della politica italiana di tutto il dopoguerra.  E l’altra domanda?”.
Ma lei la fa la spesa alla Coop?
“In cauda venenum! Per forza. L’ultimo macellaio vicino a casa ha chiuso l’anno scorso e l’ultimo fruttivendolo tre mesi fa e il negozio di alimentari non c’è più da anni. Anche la mia famiglia deve pur mangiare”.