Prima pagina

Elezioni comunali

Notizie fresche

Chi è?

Blog

Articoli pubblicati su "il Cittadino di Siena"

Saggi e pubblicazioni

Interventi sulla stampa senese

Relazioni e conferenze

Articoli su "Federalismo e libertà"

Articoli su altra stampa

Inediti

Scrivimi

 

Siamo ancora affetti da "fascismo"

e la sinistra non ne è indenne (soprattutto a Siena)

 

14.11.2004

Non conosco quasi eccezioni: i commentatori addossano a Mussolini tutte le colpe (o il merito) dell’avvento del fascismo, al massimo arrivando a parlare di compiacenze (più raramente di complicità) da parte di altri ambienti: la monarchia, la Chiesa, la classe imprenditoriale, gli intellettuali ecc. Mi pare che nessuno individui nel nostro popolo, ossia nella nostra cultura politica, il massimo responsabile di quella esperienza. Voglio dire che è come se avessimo volutamente rimosso lo scomoda verità che il fascismo non è stata un’invenzione di Mussolini (o le è solamente sul piano terminologico) perché prima di lui la nostra cultura politica era già “fascista” (e lo è ancora oggi), nel senso che siamo da sempre in attesa dell’uomo della provvidenza a cui affidare la soluzione dei nostri problemi (re, papa, dittatore, governo forte, D’Alema o Berlusconi ma anche Mussari o Piccini) . Senza di ciò per Mussolini e camerati non ci sarebbe stata speranza alcuna.

Ne seppe qualcosa la sparuta minoranza antifascista che in quegli anni soffrì assai più per l’indifferenza se non per l’ostilità o addirittura l’odio del resto della popolazione, piuttosto che per i manganelli delle squadracce fasciste.

Consapevoli o meno che si sia di quella rimozione, rimane il fatto che oggi grazie ad essa posiamo vantare una nostra assai improbabile democraticità, mentre invece la nostra cultura conserva un sostanziale e persistente carattere fascista, con ciò intendendo la fiducia nel potere racchiuso in poche e vigorose mani anziché diffuso nella società civile.

Ma non si illuda la cosiddetta sinistra: quando una cultura nazionale è fascista nessuno si salva, neanche i compagni. Ne hanno dato una bella dimostrazione nei 5 anni di governo dal 1996 al 2001, i più destrorsi e autoritari dell'era repubblicana (se si prescinde dall’attuale governo) e ne danno una straordinaria dimostrazione a Siena, dove nel corso degli ultimi 60 anni hanno messo mano a un programma di progressiva sottrazione del potere alla società civile per concentrarlo nelle mani di uno o di pochi, ossia di coloro che hanno avuto la meglio dopo una lotta fratricida nel partito (dove è sempre Caino che vince, mai Abele) della cui durezza all’esterno si sono percepiti solo gli echi soffocati.

La ristretta casta che ora controlla (ma sarebbe meglio dire possiede, perché il comportamento è quello del proprietario) il Monte, l’Ateneo, l’Ospedale, gli enti locali e una miriade di organismi minori, lo sport, i mezzi d’informazione e che sta dando la scalata alle Contrade finora orgogliose della loro indipendenza da tutti e da tutto, quella casta, dicevo, ha direttamente o indirettamente in mano il destino della quasi totalità della popolazione (notai e architetti inclusi, tanto per esemplificare), come neanche sotto il fascismo.

Una considerazione particolare merita il controllo esercitato sui media. Mi domando con quale coraggio i compagni senesi insistano sull’anomalia italiana del possesso di buona parte del sistema informativo da parte di Berlusconi. Se non altro Berlusconi l’ha fatto con i soldi suoi (guadagnati come si voglia), mentre loro a Siena l’hanno fatto con i soldi nostri (conquistati come si voglia). A Siena non c’è un organo d’informazione indipendente a parte questo che mi ospita, che è un giornale di “destra” ma l’unico che dia voce alla dissidenza, ad ogni tipo di dissidenza. Un grazie riconoscente dunque al “Il Cittadino”, sperando che perseveri e sperando che i Senesi prendano coscienza di ciò che gli sta succedendo prima che sia troppo tardi, prima che si ritrovino definitivamente cacciati da Siena e depredati della loro cultura, della loro storia, della loro identità e di ogni altra sostanza.

Mauro Aurigi