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Risposta a Sergio Bindi

 

 

20.8.2004

Risposta “forte” la tua,Caro Sergio. L’avevo prevista, ma non così risentita. Sono stato in forse se rispondere, perché la cosa più antipatica sarebbe che il tutto scivolasse in un confronto personale tra te e me. Ma poi mi sono detto che è dell’interesse generale che stiamo parlando e che quindi siamo legittimati a farlo.

Devo dirti che la cosa che più mi ha colpito (nel senso che poco o niente calza con quello che di te conosco) è il rifiuto del passato, la tua dichiarazione che solo l’oggi interessa (e il futuro?). Ma deve essere solo per amor di polemica che hai detto “Ritengo che, nel bene o nel male, si debbano lasciare in pace i babbi e i nonni per parlare dell’oggi. Discutiamo tra figlioli e nipoti, senza andare troppo lontano con il rischio di perderci nei meandri della storia”. I sociologi lo chiamano “orientamento al presente”, e lo ritengono la causa prima dell’attuale processo di “infantilizzazione” della società occidentale. Questo non ti appartiene: ti facevo e ti fo sostenitore del principio che non si sa dove andare se non si sa da dove si viene.

E ciò è soprattutto vero quando si parla di una città, come la nostra. Qui infatti l’elevato livello della qualità della vita, che è tra i massimi del Paese e di cui il Pci-Pds-Ds si attribuisce il merito, è invece frutto quasi esclusivo di istituzioni (Monte dei Paschi, Università, Ospedale, enti territoriali locali, turismo) che hanno avuto origine molti secoli prima, in periodo repubblicano: niente di quello che è stato fatto nei regimi successivi - mediceo, lorenese, savoiardo, fascista e repubblicano - è neanche minimamente paragonabile a quello che fu fatto allora. Sarà un caso che in tutto quel periodo che generò il ricco futuro, ossia la ricca attualità di Siena, emergano a bizzeffe nomi della cultura e dell’arte, ma neanche un nome di un solo protagonista politico? E’ da eretici sostenere che l’unico protagonista politico di quell’incredibile epopea sia stato il Popolo?

E sarà un caso che anche nell’attualità dai paesi che da un paio di secoli sono i più ricchi e civili del mondo (l’Olanda, la Svizzera, la Scandinavia) non ci arrivi il nome di un solo politico a cui attribuire il merito di quella ricchezza e quella civiltà? E’ ancora da eretici sostenere che anche lì la ricchezza e la civiltà dipendano ancora una volta esclusivamente dal “protagonismo” del Popolo?

L’ANTICA REPUBBLICA SENESE E L’USO DELLA PIALLA IN POLITICA

Tu mi addebiti di proporre un “vuoto” in sostituzione dell’attuale sistema politico cittadino, che “anziché una soluzione è un grave pericolo” (ma come puoi pensare che io stia ipotizzando l’abolizione del libero voto per l’instaurazione di una dittatura ancorché mascherata?). Ho capito poco a cosa alludi, ma ti assicuro che il “vuoto”, se così lo vuoi chiamare, a cui penso è quello della Svizzera e della Svezia: modelli del genere possono preoccupare? E’ vero, penso anche all’antica Repubblica senese, ma ho una giustificazione (a parte l’ammirazione perché quello che fu fatto allora ha prodotto la rendita della quale ancora oggi viviamo): all’epoca a nessuno fu consentito di assumere tutto il potere e neanche una piccola parte di esso ed io so che da questo sono dipesi la ricchezza, la cultura e la civiltà di cui ancora godiamo. Vai nella Sala dei Nove in Palazzo Pubblico e guarda quale strumento la Repubblica volle che Ambrogio Lorenzetti collocasse in grembo ad una delle figure allegoriche del Buon Governo, quella che tiene uniti con una corda i 24 governanti. Vi troverai un’enorme, spropositata, minacciosa pialla da falegname: chiunque avesse osato mettere la sua testa al di sopra degli altri sarebbe stato subito servito. Non hai idea di quanto io sia rimasto affascinato dalla scoperta di una cultura politica capace di ispirare allegorie del genere: neanche a Marx, e sì che era passato mezzo millennio, ne sarebbe venuta in mente una simile. Io in quella pialla ci rileggo il J.J.Rousseau quando dice “non abbiamo bisogno di buoni politici, ma di buoni cittadini" (e detto tra di noi, chiunque pensi che siano i buoni politici a fare i buoni cittadini è di destra, mentre è di sinistra chi pensa l'opposto), o il Berthold Brecht di "Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi", oppure, se si vuole, il J.F. Kennedy del "Non domandatevi cosa il governo può fare per voi, ma domandatevi cosa voi potete fare per la Nazione". Questa è la sinistra, caro Sergio! Lenin, Stalin, Mao, Castro, Togliatti e D'Alema per molti sono i campioni della sinistra, ma la sinistra, come l’antica Repubblica senese, non ha campioni e neanche eroi se non il Popolo (o la base, il corpo sociale, la gente, la società civile, chiamala come vuoi). E sono convinto che nel tuo intimo tu la pensi come me.

Io capisco quando tu dici: “Quando quelli che governano si scelgono attraverso il voto, vince e governa chi riesce ad avere più consensi”. Ma non posso fare a meno di pensare prima di tutto che il consenso attiene alla dittatura (deve essere per questo che in Italia si fa un così continuo ricorso al termine) mentre alla democrazia attiene la partecipazione, e secondariamente che la tua enunciazione ha un sottinteso negativo: col voto si sceglie chi comanda e chi comanda è incensurabile fino alle prossime elezioni. Infatti è così che avviene, ma non è così che in democrazia dovrebbe essere: il controllo dei governati sui governanti dovrebbe essere esercitato in continuazione, non solo all’atto del voto.

Se vuoi una sintesi di tutto ciò, eccola: tutto sta nello stabilire se è il capo che passa gli ordini al popolo o se è il popolo che deve passare gli ordini al capo. E chiunque pensi che la seconda tesi non è proponibile deve sapere che Mussolini era d’accordo con lui: il popolo deve essere guidato (i termini “leader”, “fűhrer” e “duce” sono sinonimi esatti) perché incapace di autogovernarsi.

Pensa a come è stato privatizzato il Monte dei Paschi e a come è stata privatizzata l’acqua e a come verranno privatizzate le strade senesi, e dimmi in quale regime siamo, dimmi se esiste una cosa più antitetica alla sinistra della autoritaria privatizzazione di cose così essenziali per la città.

GLI APPANNAGGI DI AMMINISTRATORI E ALTI DIRIGENTI DEL MONTE

Vorrei sorvolare sul resto della tua replica, ma non posso non commentare il riferimento che fai all’ipotesi, sviluppata dal sindacato del Monte negli anni ’70, del pensionamento a 19 anni e mezzo di anzianità di servizio, alludendo al fatto che io di quel sindacato ero un esponente (da quel sindacato me ne sono andato nel 1982, e puoi bene immaginare che non fu perché concordavo con le sue posizioni). Certo fu una proposta “corporativa”, ma il sindacato è “corporativo” per definizione. E poi si trattava di un’altra epoca (gran parte del pubblico impiego ed anche i dipendenti di qualche grande banca godevano di quel privilegio) e la Banca aveva i più bei bilanci e il più bel patrimonio d’Italia. E comunque l’ipotesi non andò in porto. Invece che ne dici del fatto (un fatto, non un’ipotesi come quella che fece il sindacato allora) che il Pci-Pds-Ds non appena impossessatosi negli ultimi 10 anni del Monte abbia applicato una politica di contenimento, se non compressione, della retribuzione delle categorie impiegatizie, e di espansione a livelli stratosferici delle prebende della dirigenza e dell’amministrazione? Bella sinistra, vero? Altro che sindacato corporativo: questo è sfruttamento dell’uomo sull’uomo bello e buono!

Fino a quando, metà degli anni 90, la banca è stata amministrata dalla Dc (quanta carta e inchiostro, lo sai bene, abbiamo consumato contro quella amministrazione!) la retribuzione delle alte cariche era la più bassa e non di poco tra le grandi banche Italiane. Eppure la banca filava come un treno, se lo sarebbero meritato, loro e gli impiegati, un trattamento migliore! Oggi, con i Ds, la banca, per usare un eufemismo, non fila più, ma dirigenza e amministrazione si attribuiscono generose e trionfali “ricompense”. Così andavano le cose anche al Banco di Napoli e a quello di Sicilia del buon tempo antico. Un’ulteriore riprova, se ce n’era bisogno, che in questi ultimi 10-15 anni Siena è scivolata nel Meridione. Chi l’avrebbe mai detto che avrei dovuto rimpiangere i vecchi democristiani senesi!

Chiudo sperando che questo confronto non rimanga circoscritto a noi due. Siena ha un grande bisogno che si ricominci a parlare delle sue cose, perché da un po’ di tempo a questa parte è come se fosse stato di nuovo affisso il cartello “Qui non si parla di politica né di strategia: qui si lavora e basta”.

Un abbraccio.

Mauro Aurigi

 PS: Evito di commentare il resto, ma voglio dirti che hai probabilmente ragione quando mi accusi di averti usato o, meglio, di avere usato in maniera strumentale la tua lettera al segretario provinciale del tuo partito, Ceccuzzi. Solo che il termine strumentalizzare si usa sempre in relazione a scopi illeciti o comunque riprovevoli. Io, e lo sai bene, non ho altri scopi che quello di vivere in una città e in un Paese decenti: quel termine non è quello giusto.