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Note a margine dei graffiti contro Stefano Bisi

QUANDO SI VA SOTTO IL “FATIDICO” BALCONE A APPLAUDIRE LA DEMOCRAZIA E’ GIA’ FINITA

 

22.7.2004

Quando ho letto delle scritte murali ai danni di Stefano Bisi, responsabile del Corriere di Siena, la prima cosa che mi sono detto è stata: che brutto segno quando si imbrattano i muri, pubblici o privati che siano. Perché quanto più una società è degradata sul piano morale e materiale, tanto più i muri vengono imbrattati. A Siena, fino a qualche tempo fa città raffinata e civile, un simile degrado era impensabile: un profondo senso dell’ honor civitatis lo impediva. Ma oggi la crescita tumorale di periferie (e di generazioni di giovani) che sempre meno si distinguono da quelle dei peggiori centri urbani italiani (che già di per sé sono i peggiori d’Europa), ha fatto scempio del tradizionale civismo senese. Uno scempio che mi piacerebbe addebitare a chi ha voluto quel tipo di periferia, ossia alle oligarchie cittadine dell’imprenditoria, della burocrazia (Università in testa) e della politica, quella politica che cinicamente si vanta di aver ben governato la Città, ma anche quella che altrettanto cinicamente non si è opposta. Invece la responsabilità è prima di tutto dei Senesi, incapaci di contrastare la rapacità della classe dirigente e il conseguente, lento e progressivo degrado di quella che per secoli, e a ragione, è stata chiamata “civiltà senese” (quanta ragione avevo quando parlavo di meridionalizzazione!). Insomma questo mi pareva il problema, non la volgarità dell'offesa al Bisi, né l'idiozia del suo autore: in democrazia chi è titolare di una funzione pubblica - e quella di un giornalista lo è - deve aspettarsi di essere sottoposto al controllo e alla critica, anche icastica e criptica ed anche imbecille.

E invece è successo proprio quello che succede sotto ogni regime dittatoriale dove la critica, come la satira, viene sottoposta a repressione sia morale che materiale.

Silenzio se si scrive che lo studente Tizio è bucone e la studentessa Caia è, diciamo, generosa, come succede per esempio sui muri delle scuole, impunemente imbrattati in maniera sconcia proprio da chi studia per diventare, prima di tutto, un cittadino civile e emancipato. Silenzio, ovviamente, se il lazzo triviale riguarda per esempio Berlusconi o Trapattoni. Ma se l’invettiva ha per bersaglio uno del regime, allora è tutt’altra musica e, come succede sotto ogni regime, si va oltre il limite del ridicolo.

A muoversi per prima è stata la troika cittadina Cenni-Ceccherini-Mussari, ormai una sorta di sacra trimurti, che reagisce non con personalissimi e privati messaggi di solidarietà al “martire”, ma affacciandosi al fatidico balcone per annunciare coram populo la propria indignazione, come se fosse stata oltraggiata una stele partigiana o profanata una tomba ebraica (ma Bisi non è né l’una né l’altra né, immagino, vorrebbe esserlo).

Dopodiché è successo quello che doveva succedere: gerarchi, gerarchetti, clientes e peones a naso all’insù sotto il balcone, capita l’antifona, hanno risposto come un sol uomo facendo a gara a chi berciava di più per esser certi ché la troika lassù li sentisse(c’è stato anche chi, non avendo capito subito, s’è scusato pel ritardo).

Alla sparuta minoranza dei Senesi anti-regime non rimane che un’amara considerazione da fare: i Leoni si sono addormentati e non si sa se risveglieranno più. Sudditi e non più cittadini, plebe e non più popolo, servi e non più liberi. Che triste fine per una comunità che si è sempre vantata di “unn’avé padroni!”.

Avvocato Mussari, lei una volta mi ha detto che in questa Città è a rischio la democrazia. Io l’ho guardata sorpreso, perché anch’io sono dello stesso parere, ma non capivo, secondo il suo punto di vista, da dove venisse il pericolo. Ora ho capito cosa intendesse.

 

Mauro Aurigi