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LA MOSCHEA DI COLLE

 

 

17.12.2004

Nella polemica in corso sulla moschea di Colle Valdelsa è mancata quasi del tutto l’opinione di quelli che potremmo chiamare i “non allineati”, quella galassia di piccole associazioni o di semplici cittadini che non si riconosce nei partiti ufficiali e che semmai fa riferimento a quel 40 per cento circa di non votanti o annullatori di schede che in Italia è ormai il partito di maggioranza relativa. Abbiamo voluto riempire questo vuoto cominciando da Mauro Aurigi, una delle voci storiche del “dissenso” senese.

“Ci sarebbe prima da fare una considerazione di ordine generale,” precisa Aurigi” “nel senso che ho un’idea sul tempio in generale come luogo di devozione e una su quella moschea in particolare.”

Partiamo dal generale.

Avrò avuto 15 anni – e ormai è passato mezzo secolo – quando dissi all’insegnate di religione, un simpaticissimo don Fabiani insegnante al “Bandini”, che il dio a cui i fedeli dovevano erigere templi affinché potessero avere rapporti con lui, non era il mio dio. Più tardi, molto più tardi, gli avrei potuto dire che avevo alla fine anche capito perché si costruissero, da tempo immemorabile, i templi.

E sarebbe?

Sarebbe che nulla è cambiato rispetto all’antichità: lo scopo reale di quelle costruzioni poco o nulla ha che vedere con la devozione e molto col potere, sia della casta sacerdotale che della classe politicamente dominante: due poteri che non possono far altro che colludere o collidere fino al punto, come spesso accade, di diventare uno solo. Il tutto sulla pelle dei popoli. Non solo la storia, ma anche l’attualità è piena di eventi della specie.

Vale anche per la stupenda cattedrale di Siena?

Quello comunale è un periodo a sé stante e non solo sul piano della religione. Il discorso ci porterebbe lontano. Mi limito a dire che il duomo di Siena è stato costruito dai cittadini – non dal clero – per onore della Città e del suo orgoglio civico. L’aspetto religioso fu solo un pretesto. Oltretutto è dedicato alla Madonna, né a Cristo né all’Onnipotente. A Siena è la Madre che fa la parte del leone, non il Figlio o il Padre. Probabilmente si tratta di un inconscio relitto dell’arcaico culto della dea madre delle antiche civiltà mediterranee: insomma questo primato religioso di Maria che permea la storia di Siena, ma anche quella di molte città toscane è, teologicamente parlando, quasi blasfemo.

Siamo andati fuori tema. Torniamo alla moschea di Colle. Anch’essa è in funzione del potere?

Eccome no. L’Imam di Colle già deve essere uno dei più potenti d’Italia. Dopo sarà potentissimo. Un potere reale, non solo religioso, ma anche culturale e, purtroppo anche politico. I Ds, con tutta l’ipocrisia di cui i politici sono capaci, parlano di progetto di integrazione, un fatto sostanzialmente e disinteressatamente umanitario. Ma io devo ancora conoscere un moderno politico italiano capace di fare qualcosa, qualsiasi cosa, per mero altruismo. In realtà i Ds – per non far nomi: l’ex sindaco di Colle Spinelli e l’attuale presidente provinciale Ceccherini, ambedue valdelsani – mirano allo sfruttamento in senso elettorale e personale del potere che la nuova grande moschea rappresenterà, visto che nell’attualità i musulmani a Colle sono il 5% della popolazione e presto saranno il 10%, quindi in grado di rovesciare qualsiasi maggioranza. Sarebbe già cinico che i due avessero finanziato in proprio quella costruzione, ma il fatto che lo facciano con i nostri soldi senza chiedercene il permesso (il terreno e il contributo della Fondazione MPS sono di pertinenza pubblica, ndr) e che lo facciano, impunemente ci riporta indietro ben oltre la Dc della prima repubblica, fino ai tempi bui del fascismo.

E chi dovrebbe punirli?

La sua è una domanda retorica vero? I loro elettori, ovviamente, ma non ci spero. Si tratta in gran parte di un elettorato reso cieco e sordo da una sorta di bigottismo, quello stesso che nutre anche il fondamentalismo e che lo priva di ogni capacità critica verso i propri sacerdoti. E’ una storia antica, questa, tipica di ogni società arretrata o delle fasce sociali più arretrate di una società evoluta. Non c’è partito in Italia che non viva di rendita su questo fenomeno. Altrimenti avremmo politici di tipo diverso, più europei insomma. I lavoratori comunisti di una volta non avrebbero tollerato, come invece fanno quelli di oggi, che il loro voto fosse soprattutto servito a Mussari e Bellaveglia per attribuirsi, nel nome dell’uguaglianza e della giustizia sociale, appannaggi pari a 15 o 20 volte un salario operaio.

Quindi pensa che l’operazione si risolverà in un successo?

Per l’Imam di sicuro: vedrà enormemente esaltato il proprio ruolo. Ma i compagni avranno una sgradevole sorpresa: si accorgeranno di aver lavorato per il re di Prussia.

Mi faccia capire: lei dice, ma non è il solo al pensarlo, che questa operazione ha poco a che vedere con un progetto di integrazione nella nostra società degli immigrati islamici, perché in realtà mira solo a raccogliere frutti elettorali quando agli immigrati, come chiede la sinistra, sarà concesso il diritto di voto. Ma poi conclude che quei frutti non ci saranno. Cos’è che glielo fa pensare?

Sì, dell’integrazione ai Ds non gliene importa nulla. E’ pura ipocrisia politica: sanno benissimo che è un’ipotesi irrealizzabile. Quanto al fatto che non avranno il voto degli immigrati è un discorso complesso. Non so se lei ha la voglia di affrontarlo qui e ora.

Proviamoci.

Veda, io mi ricordo bene quando molti anni fa nel vecchio Pci si diceva che se l’Italia non avesse avuto il Mezzogiorno, la Dc non avrebbe mai governato il Paese. Gli attuali dirigenti Ds non solo non hanno la levatura morale e ideale dei dirigenti del Pci, ma non ne hanno neanche quella intellettuale. Allora si sapeva che a livelli più bassi di maturazione civile, come nel nostro Meridione, corrisponde un voto più moderato e in gran parte di destra. Eppure dovrebbero saperlo bene: anche oggi, senza quel voto, Berlusconi e Fini non sarebbero al governo. Credo che siamo tutti d’accordo: l’immigrazione in genere e quella islamica in particolare non è politicamente e culturalmente più evoluta, almeno dal nostro punto di vista occidentale, di tanta parte delle nostre popolazioni meridionali, anzi. Quindi ….

Non le sembra un po’ azzardata una simile ipotesi. Sta facendo della fantapolitica?

Lei ha visto la raffigurazione geografica del recentissimo voto negli Usa? E’ apparsa su tutti i giornali, non è un’ipotesi e meno che mai è un’ipotesi fantastica: è la lampante realtà. Kerry ha conquistato il voto degli stati costieri e dei grandi laghi, dove vive, almeno secondo il mio punto di vista,la parte più evoluta del popolo americano e dove si collocano le grandi istituzioni culturali, le massime a livello mondiale. Bush invece ha fatto il pieno negli stati del centro e del sud. Non c’è bisogno di scomodare Marx: tanto più è basso il livello culturale, tanto più si vota a destra. So quello che dico anche per una esperienza personale.

Il suo genero senegalese vota a destra?

No, vota a sinistra, ma non pensi di avermi preso in castagna. Dei suoi venti fratelli, sette sono già in Europa, distribuiti tra Spagna, Francia e Italia. Non votano, ma le loro simpatie vanno a Aznar, Chirac e Berlusconi. Oltre il fatto culturale ci sono anche motivi psicologici: gli immigrati di più antico impianto sono i primi antagonisti dei nuovi immigrati. Ne temono la concorrenza non solo sul piano occupazionale, ma anche su quello dei benefici pubblici. Anche per questo non possono simpatizzare con il maggiore permissivismo della sinistra.

Insomma lei dice che la sinistra si sta preparando la frusta per il proprio sedere?

Non avrebbe potuto essere più sintetico e esplicito.

Mauro Aurigi