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LA MAGISTRATURA INDIPENDENTE ANCHE DAL POPOLO?

A margine dell’intervento dell’avv. Luigi De Mossi

 

4.4.2004

Vorrei porre un quesito all’avv. Luigi De Mossi, che è intervenuto il 3 aprile sulla delicata questione della magistratura e dell’avvocatura, ossia sulla questione dell’amministrazione della giustizia nel nostro Paese.

Faccio una necessaria premessa. Quella della “sovranità popolare” è una questione che in Occidente non è messa in discussione quale dogma primario della democrazia (vale la pena ricordare che la locuzione risale a due giuristi del Trecento, Bartolo da Sassoferrato e Marsilio da Padova, e che non fu un’invenzione da poco, perché è un perfetto ossimoro: la sovranità infatti attiene al sovrano). Successivamente al primo si è aggiunto un dogma secondario: quello della distinzione dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, e della loro indipendenza tra di loro. Anche se la dottrina non mi sembra abbia speso troppe parole in merito, credo che sia acquisito anche il fatto che il dogma primario della “sovranità popolare” debba prevalere sempre sull’altro della divisione dei poteri. Ora, mentre il potere legislativo è almeno teoricamente sottomesso direttamente alla sovranità popolare (dico teoricamente perché gli eletti, in Italia, in realtà sono nominati dai partiti ed ad essi rispondono, non al popolo) e mentre anche il potere amministrativo in qualche maniera (assai indiretta) sottostà alla stessa sovranità, quello giudiziario è in realtà assolutamente indipendente non solo dagli altri poteri, ma anche dal popolo. Può questa situazione definirsi democratica? Temo proprio di no, comunque la si voglia rigirare. E se non si risolve prima questo dilemma temo che ogni discussione, dotta o viscerale che sia, che si fa in Italia sulla separazione delle due branche della magistratura (quella inquirente e quella giudicante), non abbia alcun senso, sia solo tempo perso.

Io ho un rapporto di amore-odio, come la stragrande maggioranza degli Italiani, con gli Americani: odio (biasimo senza appello) per ciò che fanno fuori dei loro confini e amore (o ammirazione) per ciò che fanno dentro. Ecco, per quanto riguarda la magistratura - fatto che non a tutti è noto - negli USA ogni magistrato di ordine e grado è eletto dal popolo, sia che si tratti del procuratore della repubblica (magistratura inquirente) che dei magistrati delle corti giudiziarie. Come se non bastasse anche le sentenze sono sottratte alla magistratura e affidate alle giurie popolari, non solo nei processi penali (dichiarazione di colpevolezza o innocenza), ma anche in quelli civili (perfino la definizione del valore del danno inferto o subito).

Ecco, io non voglio dire che quello americano sia il sistema ideale o comunque adottabile, ma è il segno che esiste la possibilità di trovare soluzioni affinché il potere giudiziario sia sottomesso alla sovranità popolare, dopodichè ogni discussione sulla separazione delle carriere e dei ruoli diventerebbe superflua.

Mi interesserebbe avere il parere di Luigi de Mossi o di chi abbia esperienza e voglia di dire la sua.

Mauro Aurigi