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Esercito di popolo e esercito professionale

DUELLO A DISTANZA TRA MAURO AURIGI E SERGIO ROMANO

 

23.8.2004

(La mia lettera a “Panorama” del 1° agosto)

 L’abolizione della leva obbligatoria, ossia dell’esercito di popolo, e l’istituzione di un esercito professionale, ossia mercenario, sono state accolte in Parlamento con l’applauso di tutti, esclusa Rc, contraria, e i Verdi, astenuti. E’ la prima volta che una violazione della Costituzione (art. 52: La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio ecc.), viene accolta con tanto unanime entusiasmo e ciò, di per sé, è un segnale grave, gravissimo.

Ma ancora più grave è che nessuno abbia osservato come: 1) il mercenarismo sia la parte più esecrata della storia militare della società umana: 2) l’esercito mercenario alla fine sarà costituito solo di stranieri e immigrati (il ministro Martino ha già dovuto ammettere che si dovrà da subito ricorrervi, mentre il contingente USA in Irak vi è già ricorso per il 48% dei suoi effettivi); 3) il passaggio dall’esercito di popolo a quello mercenario segna sempre l’inizio della decadenza delle società evolute.

L’impero romano ebbe nell’esercito mercenario, composto ormai esclusivamente da barbari, e nell’ormai plurisecolare disabitudine dei cittadini all’uso delle armi, la causa principale e più immediata della sua ingloriosa fine. Come avrebbero potuto altrimenti le tribù barbare, nomadi o seminomadi e quindi composte di pochissime migliaia di individui, donne, vecchi e bambini compresi, mettere in ginocchio in così breve tempo un gigante politico che contava una cinquantina di milioni di abitanti? I Visigoti di Alarico nel 410 espugnarono Roma e trucidarono e saccheggiarono per tre giorni: poche migliaia di sbandati ebbero facilmente ragione di una città difesa dalla più imponente cinta muraria dell'Impero e che contava un milione di abitanti e quindi almeno trecentomila adulti in grado di portare le armi.

E se non ci facciamo ammaestrare dalla storia, almeno facciamoci ammaestrare dall’attualità. Né Napoleone né Hitler né alcun altro grande macellaio della storia è penetrato in Svizzera da quando, nel 1200, gli Elvetici decisero che tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni avrebbero dovuto essere, come ancora oggi, soldati in servizio permanente effettivo: un unico grande esercito partigiano di forse tre milioni di effettivi, armato fino ai denti, è cosa che nessun esercito odierno può permettersi di affrontare. E’ questo che consente a quel paese di montagna, il più povero di risorse dell’intera Europa, di ospitare oggi il popolo più civile, ricco e pacifico del mondo.

Mauro Aurigi – Siena

(la mia replica a Romano)

 20.8.2004

Egr. Dott. Romano,                               

faccio seguito alla mia lettera contro l'abolizione dell'esercito di popolo da lei commentata su Panorama del 19/8.

La ringrazio per la sua garbata e suadente risposta, ma gli esempi che lei ricorda per convincerci della fedeltà degli eserciti mercenari (a questo siamo arrivati!), ossia la difesa di un re assediato dal suo popolo e le guerre coloniali di Francia e Inghilterra, non sono tra i più edificanti e credo che anche lei provi la mia stessa ripugnanza di fronte all'ipotesi che tali potessero essere le giustificazioni per un esercito italiano fatto di professionisti (si immagini comunque che nel nostro caso la difesa dell'indipendenza della nostra Patria potrebbe essere affidata non a Svizzeri, ma a Albanesi e Magrebini). L'esempio della fedeltà degli Schiavoni alla Repubblica di Venezia mi è sembrato ancor meno convincente perché le popolazioni dell'altra sponda dell'Adriatico si sentivano parte dello stato veneto: un legame plurisecolare - cementato tra l'altro nella lunga lotta contro il nemico comune, il Turco, - che ancora oggi affiora qua e là.

Quanto all'esigenza di un esercito professionale perché a suo dire in grado, a differenza dell'esercito di popolo, di impiegare le nuove tecnologie, lei ha ragione solo in previsione di azioni d' "aggressione" e temo che questa sia la vera e sottaciuta giustificazione di questa innovazione decisa da un governo di sinistra e realizzata da uno di destra. Ma ha torto se si pensa, come impone la nostra Costituzione fino a quando non verrà cambiata, ad un esercito di popolo esclusivamente difensivo e quindi addestrato alla guerra di tipo partigiano: i grandi apparati tecnologici e le armi sofisticate di teatro e di campagna sarebbero, prima che inutili e d'impaccio, dannose perché esporrebbero la popolazione civile a rischi spaventosi.

Comunque l'esercito francese in Algeria e in Indocina, quello russo in Afghanistan ed anche in Cecenia e quello stra-tecnologico americano in Vietnam ed oggi in Irak, sanno bene cosa abbia significato scontrarsi con il "popolo", ancorché quasi disarmato e per giunta quasi sempre senza addestramento specifico. Perché in Italia non ne traiamo i logici insegnamenti? Lo so, è una domanda retorica, e l'unica risposta logica mi fa tremare i polsi.

E comunque rimane il fatto della Costituzione violata. Possibile che lei, a prescindere dal merito, non si senta indignato per una cosa del genere? Ma che paese è quello che mette le sue leggi fondamentali sotto i piedi?

Cordialmente suo,

Mauro Aurigi

PS: E' vero che i Francesi invasero la Svizzera nel 1798, ma il generale Brune (quindi Napoleone non entrò in Svizzera), non riuscì a conquistarla tutta e comunque il ripetersi di moti insurrezionali e l'instabilità dei governi filo-francesi provocata dall'avversione popolare, devono avere "convinto" nel 1803 Napoleone a riconoscere alla Svizzera la sua indipendenza e il suo assetto originario: non ho memoria di analogo comportamento tenuto dall'imperatore con altri popoli. Quanto al fatto che anche gli Svizzeri stiano pensando di rivedere il loro sistema difensivo per affidarlo a dei professionisti, che dirle?: nessuno è perfetto (comunque stia certo che sarà il popolo a decidere, non D'Alema o Berlusconi come da noi).