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23.1.2005 ANCORA SUL CONFRONTO TOSI-CECCUZZI

Vorrebbero farci credere che l’Università stia loro davvero a cuoreIl magnifico rettore Tosi si è presa un’intera pagina sui giornali cittadini per replicare alle critiche di scarsa efficienza dell’Università sollevate dal segretario dei Ds, Ceccuzzi, nel corso del congresso di quel partito a Chianciano, ma non trova lo spazio per spiegare o domandarsi cosa ci sia in realtà dietro quell’inopinato attacco dopo tanti anni d'idilliaca convivenza e anche di dilagante generosità (da parte della Fondazione). Così si limita ad un’elencazione puntigliosa e dettagliata dei “meriti” e delle “conquiste” della “sua” Università, facendo finta che il Ceccuzzi sia davvero, anche se a torto, preoccupato per i ritardi dell’Ateneo. Invece Tosi sa bene che al Ceccuzzidi queste cose non importa proprio niente, perché è un politico di razza e come tale ha un’unica preoccupazione che sovrasta ogni altro suo personale sentimento: la conservazione e l’espansione del proprio potere personale. E’ un principio questo che è stato enunciato mezzo millennio fa dal Machiavelli e da allora non solo non ha avuto confutazioni (a parte quelle del conformismo dogmatico) ma è stato riconosciuto da tutta la cultura mondiale come legge naturale e fondamentale del “principato”, della “ragion di stato”. E Tosi questo lo sa bene, ma, anch’egli politico di vaglia, sta al gioco e ci fa credere che il buon funzionamento dell’Università stia in cima ai suoi pensieri e a quelli del suo interlocutore, mentre le ragioni vere dello scontro rimangono nascoste: è bene che il popolo sia tenuto nella sua beata ignoranza e continui a pagare. Sono mille anni ormai che Siena viene schiacciata tra Firenze e RomaPersonalmente faccio due ipotesi, che poi sono due facce della stessa medaglia. Una è che Ceccuzzi tema di essere coinvolto (elettoralmente) nel crescente risentimento popolare verso le politiche dell’Università ormai contrastanti con l’interesse della nostra comunità, e che quindi sia venuta l’ora di prendere cinicamente le distanze. L’altra ipotesi è che, si siano messe in moto le confraternite fiorentine e sopratutto romane, per imporre a Siena il pistoiese Tosi come candidato a sindaco, una scelta che, considerati gli inestimabili tesori culturali e materiali cittadini, farebbe un gran bene a Tosi e a quelle confraternite, ma che potrebbe essere catastrofica sul piano elettorale per i Ds senesi per quanto detto sopra. Ecco che la corporazione che oggi controlla Siena, vedendo minacciato dai potentati fiorentini e romani il proprio potere (e le prestigiose prebende che da quel potere derivano alla nomenklatura cittadina ed alle sue fameliche clientele), reagisce per bocca del Ceccuzzi. Tutta la vicenda dunque non sembrerebbe avere connotati morali o etici (il buon funzionamento dell’Università e la difesa della nostra comunità) come ci vorrebbero far credere, ma sordidi interessi di casta ed economici.Tanto dovrebbe bastare, ma penso che il lungo elenco di meriti, brevetti, incarichi nazionali e internazionali che il Tosi cita per sostenere la sua tesi circa il "prestigio" che l’Università di Siena si sarebbe guadagnato, valga un commento. Prima di tutto Tosi dovrebbe sottrarre da quel “prestigio” la parte di esso che dipende dalle ingenti elargizioni di quella Fondazione che è di tutti i cittadini, ma per le quali i cittadini non vengono mai consultati. Secondariamente: ma davvero Tosi pensa che noi non sappiamo
I soldi della Fondazione per nutrire mezza Toscanadi quali lotte sorde, di quali alchimie lobbistiche, corporative, di quali clientelari protezioni, piuttosto che del merito puro e crudo, sia lastricata in Italia la strada della nomina a rettore o a presidente dei rettori italiani o delle università storiche europee? Succede per l’elezione di un papa, figurarsi per altre cariche.Personalmente preferisco valutare la qualità dell’università dal favore che incontra sul “mercato” dei suoi “consumatori”, gli studenti. E siccome questi ultimi a Siena sono quasi esclusivamente meridionali, e nessuno vi approda da aree dove operano le più prestigiose università italiane (Pavia, Milano, Bologna, Padova, Venezia, Milano ….), il giudizio è presto fatto (e Ceccuzzi ha ragione).Un commento a parte merita il Parco toscano delle scienze della vita del quale il Tosi rivendica con particolare orgoglio la paternità. In realtà si tratta di un’intricata e opaca questione che intreccia tra loro la Siena Biotech, la ex Siena Life Sciences e il Parco scientifico (ma perché non l’hanno chiamato Scientific Park?) e poi la Regione, il Comune e la Provincia, la Confindustria, la Chiron, il Monte, le Scotte, le tre università toscane ecc. Mi dispiace per il Tosi, ma non è vero che tutto ciò giri intorno alla sua persona e all’Università ch’egli regge, come vuole farci credere. In realtà tutto gira intorno agli 80 milioni (160 miliardi delle vecchie lire!) messi a disposizione dallaSi sente dire di retribuzioni da nababbi per un lavoro fantasmaFondazione MPS. Ossia tutti girano, come mosche attirate dal miele, attorno ai nostri soldi! E’ diventata una tradizione a Siena: noi mettiamo i soldi e gli altri se ne aggiudicano il merito, rinfacciandocianche la fatica che gli costa distribuirli.Anche se se n’è sentito parlare tanto, l’impresa tuttavia rimane misteriosa e sarebbe bene che qualcuno, soprattutto chi ciancia ad ogni piè sospinto di trasparenza e buon governo, ce la spiegasse nei dettagli. Nonostante che il tutto per il momento consista in un enorme castello di carte, gira la voce, ma spero sinceramente di essere smentito, che intanto e prima di ogni altra cosa, siano stati fissati gli stipendi dei tanti consiglieri: per poche sedute all’anno dai 30.000 ai 200.000 euro (400 milioni di lire!), che non so da dove saranno prelevati se non da quei 160 miliardi di cui sopra, ma che non fo fatica a immaginare saranno riservati ai soliti noti della politica e della burocrazia cittadine, già onusti di cariche e prebende (qualcosa mi dice che Tosi sarà della partita).Se tanto mi dà tanto siamo di fronte ad una di quelle cattedrali nel deserto che, non senza aver prima impinguato diverse tasche, hanno funestato l’economia del Meridione e le casse dello Stato (ho qualche esperienza professionale in proposito) e che sarà destinata alla stessa miseranda fine. Un altro sintomo, questo, del lento ma inarrestabile slittamento della nostra Città verso il Sud. Con una piccola differenza: nel Meridione queste cose si fanno coi soldi dello Stato, qui le fanno coi soldi nostri, ossia coi risparmi accumulati in 500 anni dal nostro popolo.Fratelli Senesi, ci stanno lasciando in mutande: scetàteve!

 Mauro Aurigi