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La posta in gioco
Cosa succede se Cenni perde e Piccini vince

Temo che non siano molti a Siena quelli che hanno capito fino in fondo quale terribile partita si stia giocando in questa campagna elettorale. Una partita con solo due risultati possibili: la vittoria di Cenni e del suo clan trasversale o quella di Piccini e la sua armata brancaleone, unica novità vivace e battagliera in un panorama politico da sempre afflitto da piattezza e monotonia.
Il centro-destra infatti, non ha alcuna possibilità di successo, non solo perché carente di idee (tranne una, ma ripetuta fino alla noia: ci sono stati 60 anni, ora tocca a noi) e di uomini, ma anche e soprattutto perché nell’ultimo quinquennio, non meno che nei precedenti, è sempre venuta meno, fatti salvi alcuni casi personali, al suo ruolo istituzionale di opposizione, adagiandosi nel tran-tran quotidiano del rispetto assoluto di chi tiene i cordoni della borsa.
Ciononostante la posta in gioco è spaventosamente alta. Una vittoria del Cenni infatti condannerebbe Siena forse per sempre al totale assoggettamento ad una ristretta nomenklatura di arrampicatori sociali, nomenklatura che già ha il totale controllo di grandi istituzioni e ricchezze cittadine che non le appartengono e che non ha minimamente contribuito a creare, ma che gestisce come se fossero cosa propria, senza renderne conto a nessuno. Tanto per fare un esempio: dopo che per 5 anni hanno fatto del Monte ciò che volevano, ora hanno deciso che dopo le elezioni sarà venduto al San Paolo di Torino: Siena perderà il Monte, senza che i Senesi, legittimi proprietari, abbiano potuto battere ciglio.

Sono i buoni cittadini, non i buoni governanti, che fanno i buoni governi

L’atteggiamento parassitario che questi signori hanno verso la Città non lascia adito a dubbi: Siena sarà succhiata anno dopo anno finché non resterà che un guscio vuoto. Sono anni ormai che vediamo il Policlinico accumulare perdite miliardarie (e conosciamo solo quelle ufficiali) mentre i suoi servizi degradano continuamente verso livelli del peggiore Meridione. L’Università, che non arreca più lustro alla Città ma solo danni urbanistici e sociali, nonostante l’eccezionale generosità della Fondazione Mps si scopre anch’essa piena di debiti sinora taciuti. Il Monte dei Paschi già banca più florida d’Italia e forse d’Europa, in soli 10 anni si è ridotto a cercarsi un socio forte: evidentemente non ce la fa più. E Cenni, con sublime incoscienza, promette 1000 posti di lavoro proprio in quegli enti. Intanto, intorno a noi la Città, sempre più sporca e insicura, regredisce continuamente nel caos urbanistico, in quello del traffico e del turismo da luna park.
Ciò detto, tre sole cose mi aspetto dalla vittoria del Piccini, ma essenziali.
Quello che oggi lo sostiene non è un partito né potrà mai esserlo. Esso è per forza di cose (non per scelta), anche privo delle avidità e dei cinismi che caratterizzano la politica italiana. La sua vittoria quindi può risvegliare ciò che delle antiche virtù è rimasto sotto la cenere. Dal gulag in cui sono state relegate potranno riemergere le forze sane (che sono poi le forze delle liste civiche) dell’etica civica, della senesità, del rispetto della dignità altrui, della solidarietà, della vicinanza contradaiola, della democrazia della sostanza e non della forma. La cultura di questa Città può uscirne rifondata. Questo, piuttosto che la pur sperimentata capacità di governo di Piccini, sarà il grande evento che seguirebbe al suo successo elettorale, perché, come dicevano anche Rousseau, Kennedy e Brecht e come dipinse anche Ambrogio Lorenzetti, sono i buoni cittadini che fanno i buoni governi, non i buoni governanti.

Come il PCUSS dell’Unione Sovietica, si scioglieranno come nebbia al sole

La seconda cosa che mi aspetto sarà di altro tipo. Tutti ci ricordiamo il sistema di potere che un partito aveva realizzato nell’URSS e tutti eravamo anche convinti che solo un bagno di sangue avrebbe rovesciato quella situazione. Fummo tutti colti di sorpresa: il giorno prima il regime era lì, monolitico, oppressivo, lugubre, eterno, e il giorno dopo non c’era più, svanito senza rumore alcuno, come nebbia al sole del mattino. L’attuale regime senese ha le stesse caratteristiche: accantonata non solo ogni ansia ideologica, ma anche etica o morale, invece di governare la Città si sono dedicati solo agli affari, ai consigli di amministrazione, alle presidenze, alle intese con finanzieri e immobiliaristi. Insomma, mancandogli ormai ogni cemento ideale, basterà una sera togliere le tante e ricche poltrone da sotto quei culi di pietra che la mattina dopo anche loro non ci saranno più: sciolti come nebbia al sole (o, per male che vada, alle prossime elezioni tutti ripartiremo su un piede di parità, com’è giusto che sia).
Infine: se i Ds perderanno Siena (e in prospettiva forse anche la Toscana), perderanno soprattutto il Monte dei Paschi, che da solo rappresenta almeno il 10% del peso politico dei Ds romani che ormai controllano la banca. Che il centro-destra senese e nazionale non abbia compreso questo mi lascia assai perplesso. Speriamo che a Siena l’abbiano capito almeno i suoi elettori.

Mauro Aurigi
(candidato al Consiglio comunale per “Libera Siena”)