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(“L’espresso” del 16.11.2006)

CERCASI LEADER DISPERATAMENTE

Mi ha assai preoccupato l’articolo di Moises Naim apparso sull’edizione del 2 novembre, non tanto per quello che l’autore dice (non è certamente il primo né sarà l’ultimo nella storia e nell’attualità a sostenere “Cercasi leader disperatamente, come fedelmente recita il titolo), quanto per averlo letto su una testata gloriosa come l’Espresso. Certo che l’Occidente è in crisi, ma Naim scambia la causa per l’effetto, che non è cosa lieve per un commentatore internazionale del suo livello. Lui fa dipendere quella crisi dalla mediocrità degli attuali capi occidentali, mentre è vero l’opposto: è la crisi, che ha ben altre e ben più gravi cause, che fa postulare la necessità “di leader forti, efficaci e competenti”. Non c’è comunità in crisi che non sia alla ricerca dell’uomo della provvidenza, dell’unto del signore. Peccato però che quando finalmente l’uomo della provvidenza, ossia un “leader forte, efficace e competente”, emerge, quella comunità, lungi dall’uscire dalla crisi, rovina invece in un tragico baratro, come ben sappiamo noi in Italia, ma anche in Germania e comunque in ogni società del pianeta che abbia affidato nelle forti mani di “uno solo” i propri destini.

Come fa Naim e non sapere che il divario di civiltà tra l’Occidente e il resto del mondo non sta nella maggiore o minore eccellenza dei rispettivi capi politici, ma, al contrario, nel maggiore o minore peso nella gestione della res publica (maggiore o minore democrazia) che i rispettivi popoli hanno conquistato proprio a scapito della propria classe dirigente? Forse Naim non è uomo di selezionate letture. O forse legge, ma poi tira dritto. Sennò saprebbe che “non abbiamo bisogno di buoni politici, ma di buoni cittadini” (J.J. Rousseau), o che “non dovete chiedervi cosa il governo può fare per voi, ma cosa voi potete fare per la nazione “ (J.F. Kennedy), o “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi” (B. Brecht). Ma anche se ignora ciò, non può sfuggirgli che i paesi più civili del mondo, ossia i più “occidentali” di tutti (Scandinavia, Olanda, Svizzera, Nuova Zelanda ecc.), sono quelli più di tutti gli altri privi di “leader forti, efficaci e competenti” (tant’è che non ci è noto neanche un nome dei loro capi politici).

E anche se si rivolgesse alla storia, il nostro Naim, saprebbe che i balzi più prodigiosi in termini di cultura e delle arti (ossia di civiltà) l’uomo li ha fatti grazie a quelle città-stato della Grecia classica e dell’Italia comunale, che abolirono il “capo”: di quelle esperienze sono giunti sino a noi migliaia di nomi di pensatori, letterati e artisti come non mai, ma neanche il nome di un solo politico (Atene e Firenze nulla dovettero a Pericle e Lorenzo il Magnifico, anzi fu a causa di questi tiranni, “leader forti, efficaci e competenti”, che cominciò il loro declino).

Insomma c'è più fascismo e più sofisticato in questa sola frase di Naim: “abbiamo tutti disperatamente bisogno di leader forti, efficaci e competenti”, che in un intero comizio di Borghezio. Ecco perché mi ha assai preoccupato leggerla in un editoriale del “L’espresso”.

Mauro Aurigi