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09.12.06 - "Il re è nudo!". Intervento al convegno di Italia Nostra, Firenze: Convegno di Italia Nostra sul tema: DOPO MONTICCHIELLO. PAESAGGIO TOSCANO DA SALVARE: RIPENSARE IL “GOVERNO DEL TERRITORIO”

Firenze, 9.12.2006

 

Intervento di Mauro Aurigi: IL RE E’ NUDO!

Premessa

Ho telefonato tre giorni fa all’organizzazione del convegno per avere assicurazioni circa la possibilità di interventi da parte del pubblico, premettendo al mio interlocutore che da anni non partecipavo più a simili iniziative proprio perché servono solo da palcoscenico per i soliti notabili, lasciando agli operatori di base il mero ruolo di spettatori. Ho avuto precise assicurazioni che questa volta non sarebbe successo. E invece io sono arrivato alle 9.30 di stamani, ho prenotato subito l’intervento, ma solo ora alle 17,30  dopo tre solleciti (ho scoperto che tutte le volte il mio nome era scomparso dalla lista), solo ora dicevo, dopo la passerella di professori universitari, dignitari, politici e burocrati, è arrivato il momento dei peones. Ed io, peone Mauro Aurigi da Siena, socio di Italia Nostra, vi confermo che questa è l’ultima iniziativa del genere a cui partecipo (cari amici della presidenza, siamo ormai molto vicini alla forma partito e non vuole essere un complimento), ma già che ci sono, non voglio rinunciare al mio intervento.

Intanto un pensierino sull’intervento dell’assessore regionale all’urbanistica Riccardo Conti. Raramente capita di assistere a comportamenti altrettanto arroganti. Oramai i nostri politici sanno di essere in una botte di ferro. Dopo che prima la Toscana di sinistra e poi il Governo di destra hanno legiferato per togliere al popolo ogni potere discrezionale nella scelta dei propri rappresentanti - per cui questa scelta è interamente nelle mani dei politici come Conti - questi signori hanno perso ogni ritegno. La sostanza dell’intervento dell’assessore è che la colpa è tutta degli altri e che la Regione ha sempre ragione e che comunque tutti noi del volontariato ambientalistico possiamo ritirarci a vita privata perché la Regione ha già preparato uno strumento definitivo per la tutela del territorio (il Pit) nonché un progetto per garantire la partecipazione di cittadini alla politica regionale: tutto ciò, secondo lui renderà superflua la nostra attività. Più arrogante di così … Poi ha detto che, come Berlusconi, lui non tollera la satira, per cui appena fatto l’intervento se ne sarebbe andato senza ascoltare repliche, bofonchiando, questo nostro dipendente, che anche lui ha diritto alla sua vita privata. Il nostro assessore, oltre che supponente e arrogante è verosimilmente affetto – a proposito di satira! – dalla “sindrome di Altan”, quella riassunta nella famosa battuta del celebre vignettista: “mi vengono in mente delle idee che non condivido”. Come può dire, con sommo sprezzo del ridicolo, che la Regione vuole assicurare la partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni politiche, se solo pochi mesi fa proprio la Regione ha privato tutti i Toscani del primo e fondamentale presupposto della partecipazione, ossia della scelta dei propri rappresentanti in Consiglio regionale?

Chiedo quindi alla presidenza di non invitare più i politici a queste iniziative, oppure assicurateci la possibilità di rimbeccarli.

Ma veniamo a noi.

 

Monticchiello? Solo la punta dell’iceberg

Ho ascoltato con grande attenzione ormai qualcosa come trenta interventi di quei signori di cui dicevo prima, circa i danni irreversibili al nostro patrimonio culturale e paesaggistico arrecati in passato o che verranno arrecati nell’immediato futuro, ma li ho trovati tutti molto, come dire?, “distratti” sul problema vero. Grandi pensieri, belle parole che riempiono la bocca e la mente ma che ci tengono tutti quanti lontani dalla realtà. Io credo che sia venuto il momento che qualcuno dica a voce alta, affinché lo sentano tutti, che il re è nudo. Ci provo io.

Intanto c’è da dire che ci svegliamo tardi al problema.

Una quindicina di anni fa accompagnai in auto dall’aeroporto di Pisa a Siena un colto gentiluomo inglese, del tipo che la Toscana conosce bene da secoli: un premio Nobel dal cognome prestigioso, Andrew Huxley. Da Pisa a Poggibonsi non fece altro che guardarsi intorno allibito: solo cemento e asfalto, brutto cemento e brutto asfalto. Io capivo cosa provasse dopo una ventina d’anni che non tornava in Toscana. Tacqui fino a Poggibonsi, dove alla fine esplosi: “Sir Andrew, now we are entering the Republic of Siena, da qui fino ai confini col Lazio è tutta un’altra cosa. Questa è ancora la Toscana di una volta”.

Bene, oggi non potrei più dirlo, perché scempi assai più gravi di quello di Monticchiello che noi oggi qui abbiamo celebrato, sono stati compiuti da quaranta anni a questa parte, ma soprattutto negli ultimi venti anni, tra la generale indifferenza. Anzi proprio qui stamani, da personaggi qualificati ho sentito parlare di “attacco nuovo all’ambiente toscano”  e di “situazione toscana che fino ad oggi è stata sotto controllo”. Ma dove è stata fino ad oggi tutta questa gente? Ma lo sanno che cosa è successo a Punt’Ala da quarant’anni a questa parte? Si trattava, selvaggio com’era da tempi immemorabili, forse del territorio più bello di tutta la Toscana. Oppure San Gusmé, che vale almeno quanto Monticchiello e dove l’offesa che è stata consumata è dello stesso tipo, ma lì non c’era un Asor Rosa a cantarne lo scempio. Oppure l’industrializzazione lungo le nostre autostrade. Noi dobbiamo ringraziare ovviamente Asor Rosa per la sua denuncia, ma dove era stato anche lui sino a questo momento? E già che aveva fatto due non poteva fare anche tre, denunciando chiaramente la responsabilità negli scempi che i suoi (e i miei) ex compagni hanno oggi e hanno avuto in passato, quando lui (ed io) incoscientemente inneggiavamo al loro “buon governo”? Venite a vedere il budello edilizio che sta diventando la Via Francigena ad opera dei comuni di Monteriggioni, Poggibonsi, Siena e Monteroni. Oppure le colline sfregiate da villette a schiera o da lottizzazioni per seconde case o da maxi strutture turistiche con campi da golf e divertimentifici di ogni genere. Venite a vedere le periferie di Siena o quelle di Poggibonsi o di Castelnuovo Berardenga per rendervene conto. Edilizia volgare accatastata e anarchica, a ridosso di monumenti, squallidi quartieri dormitorio abbandonati all’incuria, non una sola piazza edificata, anzi distruzione delle ultime piazze costruite in periodo fascista. Venite a vedere dentro al centro storico di Siena gli scempi operati dall’Università, la distruzione della piazza della stazione che era una delle più gradevoli d’Italia, i devastanti parcheggi sotterranei e gli annessi impianti di risalita meccanica.

Monticchiello? Abbiate pazienza, io aborro la scurrilità ma questa volta non riesco a trattenermi: ci stiamo facendo venire il vomito per avere trovato un capello in un piatto di merda! E comunque Monticchiello ha avuto Asor Rosa, noi a Siena purtroppo abbiamo avuto Luigi Berlinguer (per non parlare del suo successore all’Università, Piero Tosi).

 

Cosa c’è dietro ogni scempio

Ciò detto io mi domando se davvero voi pensate che il peggiore, il più cattivo e ignorante dei politici, distrugga il paesaggio per pura cattiveria o per pura ignoranza. Per stupido che sia (e in politica non ci sono stupidi, perché in quell’ambiente la selezione meritocratica non è uno scherzo) un politico non compirebbe mai un’azione riprovevole come quella del danneggiamento ambientale, che potrebbe esporlo a notevoli rischi giudiziari ed anche ad una perdita di consenso elettorale, per niente. E allora io mi domando se sia possibile che un sindaco possa decidere di rendere ricco un costruttore, che di solito è già ricco di suo, per puro spirito altruistico, per animo generoso. Perché il primo immediato effetto che produce l’autorizzazione a nuovi insediamenti residenziali, ma anche industriali, è ipso facto l’arricchimento del costruttore: il valore di quel terreno aumenta improvvisamente, per la sola firma di concessione, di decine e decine di volte. Quale politico, per stupido, ignorante e perverso che sia, per di più di sinistra come sono la quasi totalità degli amministratori in Toscana, può essere disposto ad arricchire così gratuitamente un imprenditore? Ci deve necessariamente essere una contropartita. E guardate che non voglio neanche parlare di mazzette, che non escludo, ma ci sono altre cose come il voto di scambio, la scelta degli architetti, delle ditte appaltatrici, della manovalanza, perfino del notaio, oppure un giornale tradizionalmente conservatore per grazia ricevuta può improvvisamente diventare favorevole all’amministrazione che aveva prima sempre contrastato … insomma potere, potere che vale più del denaro …insomma corruzione.

Ecco, è tutta la mattina che avete girato intorno al motivo vero che ci ha fatto riunire qui. Neanche un solo, nebbioso, miserabile giro di parole per accennare al fenomeno che tutti invece sappiamo stare dietro ogni mostro urbanistico, edilizio o paesaggistico: la corruzione morale o materiale, questa è la madre di ogni scempio ambientale. Nessuno insomma ha avuto il coraggio di denunciare quello che tutti noi qui sappiamo, ossia che “il re è nudo”!

Guardate che la corruzione non è un reato “normale”. Insieme alla droga, l’usura, la prostituzione e l’evasione fiscale, è un reato che vede convergere e concordare l’interesse sia della vittima che del carnefice (a differenza per esempio della rapina, dove rapinato e rapinatore hanno interessi ovviamente contrastanti). Bene, proprio per questo la corruzione è un reato inestirpabile con i normali mezzi (leggi, magistratura, polizia…). C’è bisogno di qualcosa di più, c’è bisogno della convinta partecipazione della società civile, c’è bisogno dell’educazione nella scuola e nelle famiglie, perché l’unica cosa che il politico teme, che anzi lo terrorizza, e che è il miglior deterrente alla corruzione, è la perdita del consenso: il politico che non ha voti non ha potere, quel potere che è l’unica ragione della sua vita. Sull’educazione della società civile tornerò più avanti.

 

   Ma c’è di peggio, parecchio peggio

Ecco perché un problema come quello dello scempio del territorio non si può risolvere se ce ne teniamo nascosto il postulato, ossia il livello dell’onestà morale e materiale della politica. Bisogna capire perché questa, che è da mille anni ormai una regione di confine tra il nord e il sud, stia precipitando nel Meridione. E Siena, più esposta che mai per la sua posizione geografica perché da mille anni confinava e confina col Meridione, negli ultimi decenni vi è già precipitata, visto che ormai, grazie a sconsiderate concessioni edilizie, siamo alle voragini e frane come a Napoli (qualcuno ricorda il film di Francesco Rosi “Le mani sulla città”?). L’immigrazione dal sud non c’entra in questo discorso, ma c’entra il fatto che è proprio la nostra cultura politica e sociale che sta diventando di tipo meridionale, un processo che non ha bisogno di tante chiacchiere in politichese per essere spiegato e che può essere sintetizzato così: la concentrazione di sempre più potere in sempre meno mani. Questa è la madre di tutti i problemi, non solo dello scempio del territorio. Ma è tema troppo vasto perché possa essere affrontato qui e ora.

Non posso però tacere su un ulteriore e peggiore rischio che corriamo a causa di questa situazione. La vera, grande, se non unica professionista della corruzione al mondo è la mafia. La mafia, non dimentichiamolo mai, è esclusivamente un’impresa economica, clandestina e criminale quanto si voglia, ma sempre un’impresa economica. Essa ricorre alla violenza e all’assassinio malvolentieri, perché costosi sul piano economico oltre che rischiosi su quello giudiziario, per cui non aggredisce mai le situazioni di sostanziale virtuosità della politica: troppo costerebbe corromperla. No, la mafia entra solo e senza colpo inferire là dove corruzione e potere costituiscono un unicum inscindibile. E non sbaglia mai.

Per cui se non si riesce a sconfiggere ora la corruzione, prepariamoci a vedere presto questo nostro grasso territorio sotto il controllo dell’onorata società, prepariamoci a svegliarci la mattina col morto ammazzato steso sul selciato in una pozza di sangue e con le voragini provocate dall’edilizia speculativa (come già a Siena), prepariamoci ai risultati elettorali totalmente fuori dal controllo popolare (la nostra Regione ha già fatto un passo in questa direzione scippandoci il diritto di scegliere tra i candidati, trasferendolo ai partiti). E dimentichiamoci, per saggia cautela, anche le battaglie per la difesa del nostro patrimonio culturale e ambientale.

Guardate che nessuno si salverà, neanche quelli che, ritenendosi lontani dalla politica, s’illudono di non dover pagare alcun costo. Intanto c’è il costo del mantenimento della mafia, che andrà ad aggiungersi a quello già di per sé esoso del mantenimento di uno Stato che non ha saputo combattere quella mafia: quel costo graverà su tutti, anche sugli indifferenti, anche sugli “astenuti”. E poi non basterà essersi ritirati nel proprio orticello, perché se la mafia mette gli occhi su un’impresa bene avviata, trova sempre gli argomenti “convincenti” per acquistarla in toto o in parte a prezzi di liquidazione.

Tornare tra la gente, nella società civile

Che fare? Io non ho la ricetta, per la soluzione di un simile problema. Probabilmente ormai è troppo tardi, e comunque sarebbe perfettamente inutile rivolgersi ed aspettarsi qualcosa dalla “politica” (intesa come sistema di potere dei partiti, sistema che già di per sé ha modi e contenuti che spesso richiamano la mafia). Rimane un’unica strada che è opposta a quella indicata stamani dal sovrintendente Paolucci che ha proposto di allontanare la tutela dalle amministrazioni locali, alzandola a livelli superiori, distanti e indipendenti. Io dico invece che bisogna scendere sotto il livello dell’amministrazione locale, scendere tra la gente, nella società civile, abbandonare ogni tentativo di mediazione con le istituzioni e rivolgersi direttamente alla comunità. Aspettare, come vorrebbe Paolucci, l’arrivo da lontano di un “cavaliere bianco” che salvi la situazione, ossia dell’uomo della provvidenza, dell’unto del signore, non solo è illusorio ma pericolosissimo, come già in Italia avremmo dovuto da tempo imparare. Il popolo è l’unica garanzia di riscatto. In questa direzione deve essere speso ogni soldo e ogni energia.

Voglio qui ricordare cosa è successo a Michael Schumacher, il miliardario della Ferrari, che ha preso la residenza e comprato una villa in un paese dove il popolo conta tutto e i politici niente. Ha chiesto l’ampliamento della villa al sindaco il quale non ha potuto fare altro che indire un referendum tra i cittadini i quali hanno risposto picche: l’ampliamento non s’ha da fare. Quel paese è la Svizzera e i giornali italiani hanno riportato la notizia senza una riga di commento.
 
L’appello al popolo è secondo me l’unica strada percorribile, altrimenti non vedo alternative, altrimenti ci dobbiamo aspettare che tutto il nostro territorio, come Punt’Ala, sia coperto da mini appartamenti e infrastrutture (dal bowling alle discoteche, alle country-house, alle boutique, ai supermercati, alle nuove strade, ai porti turistici…).

Credo che nessun sindaco abbia rappresentato meglio il futuro del nostro territorio, come quello di Monteriggioni, appena eletto nel 2004: “Molti hanno capito che la nostra terra è bella e ci si vive bene, per cui vogliono trasferirsi qui. Noi creeremo loro le condizioni affinché lo possano fare”.

La nostra campagna come la riviera adriatica o la Costa Smeralda. Forse a qualcuno perfino piacerà, e niente meglio di questo spiega il degrado in cui sta affondando la nostra cultura di Toscani. Gli analisti americani dicono che l’Italia ha un futuro di tipo argentino. Gli Americani sono i soliti inguaribili ottimisti: per me si sta navigando a vele spiegate verso il nord Africa.

Mauro Aurigi